Come si spiega a un sistema di intelligenza artificiale il modo in cui funziona davvero un’azienda? Non parliamo di numeri nei database o documenti archiviati, ma di quel sapere profondo che spesso vive solo nella testa delle persone, tramandato per consuetudine e mai formalizzato. È la domanda da cui è partita Reply, la società torinese di innovazione digitale che quest’anno celebra trent’anni di attività, per sviluppare qualcosa di ambizioso: Reply Model Factory, una piattaforma pensata per permettere alle aziende di trasformare il proprio patrimonio di conoscenza in modelli di AI dedicati, addestrati sui propri dati e ritagliati sulle proprie procedure.
A spiegarlo è Filippo Rizzante, chief technology officer di Reply: “Oggi le aziende hanno le banche dati, ma in realtà non c’è scritto da nessuna parte come l’azienda funziona davvero. È più qualcosa che viene tramandato dalle persone”. Ed è proprio questo il punto. Quello che Reply chiama strato cognitivo è l’insieme di conoscenze, regole interne, flussi organizzativi, standard tecnici e requisiti normativi che rendono ogni impresa unica. Roba che i grandi modelli generalisti, quelli addestrati su dati pubblici, non possono conoscere. È la logica degli small model: versioni più compatte e specializzate che, invece di sapere un po’ di tutto, sanno molto bene come funziona una specifica realtà aziendale.
Il percorso proposto da Reply Model Factory parte da un’analisi iniziale per capire dove risiedono i dati, ripulirli e valutare se conviene addestrare un modello dedicato oppure affidarsi a tecnologie già disponibili. Se si opta per la prima strada, si passa allo sviluppo del sistema di AI, alla sua formazione con il sapere del cliente e infine all’integrazione nei processi aziendali. “Se hai costruito bene lo strato cognitivo, vuol dire che sai dare in pasto all’AI come funzioni”, aggiunge Rizzante. “Ogni azienda è diversa. È lì dove costruisci il differenziale competitivo“.
Software più accessibile: cadono le barriere tra grandi e piccole imprese
Oltre alla tecnologia, c’è un passaggio culturale da affrontare. Rizzante lo dice chiaramente: vanno ripensati i processi, va ridefinito il modo in cui le persone lavorano insieme agli agenti AI. Una consapevolezza che, ammette, “comincia a esserci sempre di più”, anche se servirà tempo perché queste soluzioni vengano davvero assorbite dalle imprese, comprese quelle di grandi dimensioni. E qui si apre uno scenario interessante. Per anni il software è stato l’arma competitiva delle grandi aziende, una barriera che le piccole non potevano permettersi di scavalcare. Ora che costruirlo diventa più rapido e accessibile, quei muri si abbattono. “Anche le piccole aziende possono avere lo stesso software delle grandi, che prima non potevano permettersi di pagare. O addirittura crearselo nuovo”, sottolinea Rizzante.
Sono parole che richiamano quanto dichiarato a fine gennaio al World Economic Forum di Davos da Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia: “La base manifatturiera industriale in Europa è incredibilmente forte. Questa è la vostra opportunità per superare l’era del software. Entrateci subito, in modo da fondere la vostra capacità industriale con l’intelligenza artificiale”. Un invito che Reply sembra voler raccogliere concretamente.
Il biocomputer CL1 e la collaborazione con l’Università di Milano
Il progetto Model Factory è stato presentato durante Xchange, l’evento che Reply organizza ogni anno a Milano per mostrare a clienti e fornitori le tecnologie su cui sta lavorando. Nei padiglioni del Superstudio, tra le varie novità, era esposto anche il computer biologico CL1 di Cortical Labs, società australiana di biotech. Reply ha acquistato uno dei pochi esemplari esistenti. Si tratta di un dispositivo dall’aspetto quasi anonimo ma dal contenuto rivoluzionario: al posto della tradizionale architettura a base di silicio, utilizza organoidi umani stimolati a svolgere attività apparentemente ludiche, come giocare a Pong, per studiare meccanismi di addestramento e rinforzo su materia biologica viva, cellule tenute in coltura in ambiente controllato, quando interagisce con componenti tradizionali. Reply ha avviato una prima collaborazione con l’Università degli Studi di Milano per condurre attività di ricerca attraverso questo biocomputer.
