Per anni i robot hanno saputo correre, saltare e persino danzare, ma mancava ancora qualcosa: un modo di camminare davvero naturale, simile al passo umano. Questo limite non era solo estetico. Il modo in cui gli esseri umani si muovono è il risultato di milioni di anni di evoluzione, un equilibrio complesso tra controllo muscolare, percezione sensoriale e capacità di adattamento. Riprodurre tutto questo è sempre stato uno dei traguardi più difficili della robotica. Ora, però, un gruppo di ingegneri statunitensi sembra aver fatto dei progressi importanti.
Il lavoro del team di ricerca si concentra su un nuovo tipo di algoritmo biomeccanico. Quest’ultimo permette a robot su due piedi di apprendere un’andatura sorprendentemente simile alla nostra. L’idea di base è sviluppare un sistema che impara osservando, provando e correggendo, proprio come farebbe un essere umano durante l’infanzia. Il robot non riceve istruzioni precise su come muovere ogni giuntura; riceve obiettivi e vincoli, poi sfrutta l’intelligenza artificiale per trovare spontaneamente la soluzione più stabile ed efficiente.
Negli USA i primi passi avanti (letteralmente) dei robot umanoidi
Questo approccio porta a un risultato affascinante. I robot sviluppano un passo che non è soltanto funzionale, ma anche elastico, fluido, quasi “naturale”. Non si limitano a rimanere in equilibrio ma anticipano gli ostacoli, regolano la falcata, redistribuiscono il peso. Inoltre, reagiscono alle superfici scivolose o irregolari con una prontezza che fino a poco tempo fa sarebbe stata impensabile.
Le applicazioni sono enormi. Robot del genere potrebbero lavorare in ambienti costruiti per noi, salire scale, attraversare cantieri, muoversi tra macerie in un’operazione di soccorso o assistere persone con mobilità ridotta. Ma il progresso riguarda anche la ricerca scientifica: comprendere come far camminare un robot significa capire meglio la biomeccanica umana, con possibili ricadute sulla medicina riabilitativa e sulla progettazione di protesi intelligenti.
Naturalmente resta ancora molto da fare. La coordinazione, la gestione dell’equilibrio su terreni estremi e la capacità di correre con naturalezza sono obiettivi ancor più grandi. Ma l’avanzamento degli ultimi mesi indica chiaramente che la distanza tra robot e esseri umani, almeno nella locomozione, sta diventando sempre più sottile.
