La sonda cinese Tianwen-1, in orbita attorno a Marte, è riuscita a immortalare l’oggetto interstellare 3I/ATLAS, un corpo celeste in transito nel nostro sistema solare proveniente dagli spazi profondi della galassia. Si tratta di una delle rarissime occasioni in cui un veicolo spaziale ha osservato direttamente un ‘visitatore’ di origine extrasolare.
L’immagine, acquisita con l’ausilio del sistema ottico di bordo di Tianwen-1, mostra una scia luminosa che attraversa il campo stellato, segno del passaggio ad alta velocità dell’oggetto. Secondo gli esperti, 3I/ATLAS sta attraversando il sistema solare interno con un’inclinazione anomala e una velocità che conferma la sua natura interstellare, simile a quella di ‘Oumuamua e 2I/Borisov, i primi due corpi confermati come provenienti da fuori del nostro sistema.
La sonda Tianwen-1, lanciata nel 2020 e ancora operativa attorno a Marte, ha utilizzato parte del suo tempo di comunicazione libera per condurre osservazioni di tipo astronomico, dimostrando la versatilità della missione cinese. Gli scienziati della CNSA spiegano che questo tipo di dati è prezioso per comprendere la composizione, la struttura e l’origine di oggetti interstellari, ancora poco conosciuti e di enorme interesse per la ricerca cosmologica.
Oggetto interstellare fotografato da una sonda cinese
L’oggetto 3I/ATLAS, scoperto nel 2024 da un programma di sorveglianza astronomica, presenta un’orbita fortemente iperbolica, segno che non è gravitazionalmente legato al Sole. La sua traiettoria indica che proviene da una regione remota della Via Lattea e che, dopo il passaggio, continuerà la sua corsa verso lo spazio profondo.
Secondo gli astronomi, studiare questi oggetti significa gettare uno sguardo diretto su materiale primordiale formatosi attorno ad altre stelle, miliardi di anni fa. Le immagini di Tianwen-1 rappresentano dunque un risultato scientifico notevole, ma anche un traguardo simbolico per la Cina, che consolida il suo ruolo nel panorama dell’esplorazione spaziale internazionale.
Il successo dell’osservazione conferma come la collaborazione tra missioni planetarie e studi astronomici possa aprire nuove frontiere nella conoscenza dell’Universo, avvicinando l’umanità a comprendere meglio l’origine e l’evoluzione dei sistemi planetari oltre il nostro.




