Negli ultimi mesi si è diffuso un nuovo tipo di raggiro digitale che sfrutta un meccanismo semplice: fingere di essere un centro assistenza ufficiale. A molti capita di cercare su Google il numero del servizio clienti di un marchio noto – Apple, Samsung, Microsoft o un gestore telefonico – e di trovare tra i primi risultati link sponsorizzati o pagine che imitano perfettamente i siti originali. Da lì parte la truffa: un falso operatore contatta la vittima, offre aiuto e, nel giro di pochi minuti, ottiene l’accesso remoto al dispositivo o ai dati bancari.
Questo tipo di frode è sempre più credibile perché sfrutta numeri italiani, grafica professionale e linguaggio rassicurante. In molti casi, la conversazione inizia in modo cortese e termina con il controllo completo del computer.
Come riconoscere i falsi centri assistenza
Ci sono segnali chiari che possono aiutare a capire se si tratta di un contatto reale o di una trappola. Il primo è la richiesta di accesso remoto: nessun centro ufficiale chiede mai di installare programmi come AnyDesk, TeamViewer o simili per intervenire a distanza. È una delle tecniche più comuni per prendere il controllo del sistema.
Un altro indizio è la pressione psicologica: frasi come “il suo account è in pericolo” o “serve un intervento urgente per evitare il blocco” servono solo a spingere ad agire senza riflettere.
Anche l’origine del numero può essere un segnale: i veri centri assistenza non contattano mai in modo spontaneo e non chiedono codici di verifica o dati bancari al telefono.
Cosa fare se si è stati contattati
In caso di dubbio, è sempre meglio chiudere la chiamata e cercare il numero direttamente sul sito ufficiale dell’azienda, evitando i link sponsorizzati. Se è già stato concesso l’accesso remoto o comunicati dati sensibili, conviene disconnettere subito il dispositivo da Internet, cambiare le password e avvisare la banca per bloccare eventuali operazioni sospette.
La regola più importante resta la diffidenza: chi offre assistenza vera non chiede mai dati personali. Dietro un tono gentile può nascondersi un tentativo di truffa ben organizzato, ma riconoscerlo in tempo è possibile con un minimo di attenzione.
