Un giorno, ciò che oggi finisce nel bidone dell’umido potrebbe alimentare i motori dei voli intercontinentali. Non è fantascienza, ma la prospettiva concreta delineata dai ricercatori dell’Università dell’Illinois Urbana–Champaign. Il team guidato dal professor Yuanhui Zhang ha sviluppato un metodo per trasformare gli avanzi di cibo in carburante. Capace di essere raffinato fino a ottenere jet fuel conforme agli standard internazionali. La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications. E apre un nuovo capitolo nel campo dei carburanti sostenibili. Inoltre propone una soluzione innovativa per uno dei settori più difficili da decarbonizzare: l’aviazione.
Nel 2022 gli aerei commerciali hanno contribuito per circa il 7% alle emissioni totali di gas serra negli Stati Uniti. E questo secondo i dati dell’Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense. Le automobili stanno riducendo l’impatto ambientale grazie alla mobilità elettrica. Ma i cieli restano un terreno complicato. Le batterie al litio non possono ancora competere con l’energia fornita dal carburante tradizionale. Che offre una densità circa cinquanta volte superiore. Ecco perché il biocarburante ottenuto dai rifiuti organici rappresenta una possibile via d’uscita concreta. Che è on grado di coniugare sostenibilità e prestazioni.
Il cibo diventa carburante e il segreto si chiama idrolisi liquefattiva
Il processo sviluppato dagli scienziati statunitensi si chiama idrolisi liquefattiva (HTL, Hydrothermal Liquefaction). Funziona come una gigantesca pentola a pressione capace di accelerare, in poche ore, ciò che in natura richiederebbe milioni di anni. Calore e pressione trasformano gli scarti organici in una sostanza simile al petrolio grezzo. Il cosiddetto biocrude. Questo materiale viene poi purificato attraverso l’eliminazione di acqua, sali e ceneri, prima di subire un processo di idrotrattamento catalitico. Tra i catalizzatori testati, quello a base di cobalto e molibdeno ha mostrato la maggiore efficienza. Oltre ad essere già disponibile sul mercato.
Il risultato è un carburante compatibile con gli standard dell’American Society for Testing and Materials (ASTM) e della Federal Aviation Administration (FAA). Non richiede modifiche né ai motori né agli impianti aeroportuali. Per ora il progetto è confinato al laboratorio. Ma le prospettive sono ambiziose. Estendere la produzione su larga scala e contribuire alla neutralità carbonica entro il 2050. Come ha spiegato Zhang, l’obiettivo è superare il modello “produci, usa e butta”. Recuperando energia da ciò che oggi consideriamo rifiuto.
