Il confronto sulla riduzione delle emissioni del trasporto marittimo segna un nuovo punto di frizione tra Stati Uniti e Europa. Nel dettaglio, il Marine Environment Protection Committee (MEPC) dell’International Maritime Organization (IMO) ha deciso di rinviare di un anno la sessione straordinaria convocata a Londra. Decisione che ha così posticipato l’entrata in vigore del quadro normativo Net-Zero Framework. Il quale punta ad azzerare le emissioni nette di gas serra delle navi entro il 2050. Una decisione che, se da un lato rappresenta un successo tattico per Washington, dall’altro lascia aperto un dossier cruciale per il futuro della transizione energetica nei mari.
Nuovi scenari per l’inquinamento delle navi
Il rinvio di dodici mesi viene interpretato come un compromesso solo parziale. L’intesa non è stata raggiunta a causa dell’opposizione americana, guidata dall’amministrazione Trump. La quale ha respinto l’impianto economico del piano, ritenendolo una “tassa sul carbonio” mascherata. Al centro del dissenso vi è, infatti, il meccanismo di prezzatura delle emissioni di gas serra, elemento chiave del sistema ideato dall’IMO. L’organizzazione chiarisce però che non si tratta di una tassa, ma di un sistema basato sulle prestazioni. In cui le navi vengono premiate o penalizzate in base alla loro efficienza climatica.
Il modello prevede che l’intensità delle emissioni sia calcolata attraverso il parametro GHG Fuel Intensity (GFI). Quest’ultimo misura la quantità di gas serra emessa per unità di energia utilizzata. Le navi che superano determinati limiti dovrebbero contribuire al fondo IMO Net-Zero, destinato a finanziare ricerca, formazione e sostegno agli Stati più vulnerabili. Un meccanismo che punta a favorire l’uso di combustibili puliti e a stimolare l’innovazione tecnologica, ma che non ha convinto la delegazione statunitense.
Il rinvio, pur segnando un momento di stallo, non chiude la questione. Il prossimo anno sarà decisivo per ridefinire le regole della decarbonizzazione dei trasporti marittimi. Un settore che da solo genera circa l’85% delle emissioni globali del comparto. La sfida è mantenere il traffico mondiale in movimento senza sacrificare la neutralità climatica.
