L’aviazione militare americana ha raggiunto un nuovo traguardo grazie a un esperimento condotto durante l’esercitazione Northern Strike 25-2 nel Michigan. Per la prima volta, un soldato senza addestramento da pilota ha condotto missioni reali con un Black Hawk completamente autonomo. Il tutto controllandolo esclusivamente tramite un tablet. L’evento segna una svolta nell’uso di tecnologie automatizzate sul campo. Dimostrando come la combinazione di intelligenza artificiale e interfacce semplificate possa ridurre il rischio per gli equipaggi e aumentare l’efficienza operativa. Il velivolo coinvolto, sviluppato da Sikorsky in collaborazione con DARPA e la Joint Personnel Recovery Agency, è un Black Hawk dotato di sistema OPV (Optionally Piloted Vehicle) e tecnologia MATRIX. Il quale è progettato per operare sia con pilota a bordo sia in modalità autonoma. Tale flessibilità consente di adattare il volo alle condizioni operative.
Black Hawk: ecco i dettagli sul veicolo guidato con tablet
Durante le prove, l’elicottero ha completato trasporti di carichi fino a 130 chilometri, effettuato lanci aerei di precisione e simulato evacuazioni mediche, il tutto senza alcun operatore in cabina. Le operazioni hanno evidenziato la maturità tecnologica del sistema. In una missione, un militare su una nave della Guardia Costiera nel Lago Huron ha diretto il volo e il rilascio di rifornimenti da decine di metri di altezza. In un’altra, il Black Hawk ha sollevato autonomamente un serbatoio d’acqua da 1.300 chilogrammi, sfruttando la funzione di stazionamento autonomo per un aggancio sicuro. Tutti i movimenti sono stati gestiti tramite algoritmi avanzati, dimostrando precisione e affidabilità.
Secondo Rich Benton, vicepresidente di Sikorsky, i risultati mostrano come l’autonomia dei velivoli ha raggiunto una fase operativa concreta. La tecnologia MATRIX permette al personale non specializzato di gestire aeromobili complessi, con benefici per la sicurezza e l’efficienza delle operazioni. L’esperimento con il Black Hawk non rappresenta solo un avanzamento tecnico, ma anche un cambio di paradigma nella gestione delle missioni militari. La possibilità di pilotare velivoli complessi a distanza apre scenari futuri in cui operazioni pericolose, trasporti di emergenza e interventi umanitari potranno essere svolti con minore esposizione umana.
