Questo nome, “Stardust” – polvere di stelle – suona quasi come l’inizio di una fiaba cosmica. Eppure, dietro questa poesia, si nasconde un progetto di ingegneria così audace e così controverso da far impallidire qualsiasi discussione sull’auto elettrica o sul riciclo. Stiamo parlando di un’idea che vuole fare una cosa semplice ma mostruosa: cambiare letteralmente la temperatura della Terra riflettendo parte della luce solare, come se stessimo installando un parasole gigante sul nostro pianeta.
SRT di Stardust promette riflettere la luce solare nel 2026
La cosa più sconcertante è che non parliamo di un gruppo di scienziati visionari in un garage, ma di una startup seria (con base in Israele e legali negli Stati Uniti) che ha appena raccolto una cifra notevole: 60 milioni di dollari. E non da investitori qualunque. Tra i finanziatori spiccano nomi pesanti come Exor, la holding della famiglia Agnelli, e diversi fondi con le mani in pasta nella Silicon Valley. Il loro obiettivo non è lontano, è fissato al 2026, quando vorrebbero lanciare il primo test all’aperto della loro tecnologia, che chiamano SRT, ovvero Sunlight Reflection Technology.
In termini spiccioli, l’idea è quella di spargere nell’atmosfera delle minuscole particelle. Queste particelle agirebbero come dei piccoli specchi, riflettendo una parte dei raggi solari e impedendo loro di riscaldare il suolo. È lo stesso fenomeno che, in natura, accade in modo spettacolare dopo le grandi eruzioni vulcaniche, quando le ceneri iniettate in quota abbassano temporaneamente le temperature globali. Solo che in questo caso, il tutto sarebbe pianificato, controllato e gestito da un’azienda privata.
Sul loro sito, Stardust si affanna a rassicurare: le particelle usate sarebbero fatte di materiali “abbondanti in natura, chimicamente inerti e non dannosi“. La loro visione è un sistema integrato: non solo i mezzi per disperdere le particelle ad alta quota, ma anche una rete di sensori per monitorare l’impatto e modelli predittivi per calcolare gli effetti sul clima. È una soluzione che affascina tutti quelli stanchi della lentezza della politica climatica, che sognano una soluzione tecnologica rapida per fermare il riscaldamento globale.
La controversia della startup israeliana
Però, c’è un però, enorme come il pianeta che si vuole “aggiustare”. Questa pratica si chiama geoingegneria solare e al momento è sottoposta a una moratoria internazionale. La paura è palpabile e le critiche feroci. Organizzazioni influenti, come il Center for International Environmental Law, la etichettano come una minaccia diretta ai diritti umani. La domanda è: chi ha il diritto di armeggiare con il termostato del pianeta? Quali conseguenze imprevedibili potrebbe avere un esperimento del genere su miliardi di persone, sugli ecosistemi marini o sui monsoni che nutrono intere regioni? La questione etica, politica e persino della sovranità climatica è di una complessità sconvolgente.
Nonostante l’enorme muro di timori e critiche, Stardust ha trovato il denaro e la determinazione per andare avanti. I primi test sono ancora nel futuro, ma il semplice fatto che una startup privata, finanziata da capitali privati, stia seriamente pianificando di regolare la temperatura terrestre con la sua “polvere di stelle” è un segnale chiaro. Siamo entrati in un’epoca dove il confine tra ciò che è possibile in un film di fantascienza e ciò che è in fase di sviluppo nei laboratori di ricerca è diventato così sfumato da far riflettere seriamente su quanto siamo vicini a giocare un ruolo divino.
