C’è un posto nel cuore dell’Oxfordshire, al Culham Centre for Fusion Energy, dove un gruppo di scienziati britannici sta facendo cose che suonano letteralmente come la trama di un film di fantascienza. Stanno cercando di imbottigliare una piccola porzione di Sole sulla Terra, e a quanto pare, ci stanno riuscendo sempre meglio. L’ultima notizia è un vero botto: all’interno del loro reattore, il tokamak MAST Upgrade, sono riusciti a domare il plasma, quella roba incredibilmente calda – molto più calda del cuore del nostro Sole! – e maledettamente instabile.
Energia pulita in miniatura: il tokamak compatto del Regno Unito fa storia
Questo non è un esperimento da poco, è un’impresa di ingegneria pazzesca. Il tokamak è una struttura che sembra uscita da un gigantesco origami magnetico, con bobine e cilindri che devono fare un lavoro impossibile: tenere a bada una massa di gas ionizzato che fonde letteralmente qualsiasi materiale. Il vero problema, finora, erano delle “bizze” del plasma chiamate Edge Localised Modes (ELMs), delle instabilità al bordo che mettevano a rischio l’integrità del reattore, un po’ come un vulcano che erutta in modo imprevedibile.
Ebbene, i ricercatori del Regno Unito hanno risolto il busillis in un modo geniale. Hanno utilizzato delle speciali bobine, le RMP, per generare un campo magnetico tridimensionale proprio ai margini del plasma. Pensa a loro come a dei guinzagli invisibili, ma potentissimi, che hanno stabilizzato il plasma e soppresso completamente le fastidiose ELMs. La cosa straordinaria è che il MAST Upgrade ha una configurazione “sferica”, più compatta e diversa dai reattori convenzionali, e nessuno pensava che queste tecniche avanzate funzionassero su macchine così piccole. Questo successo non è solo tecnico, ma economico: significa che potremmo costruire impianti di fusione più piccoli, più economici da realizzare e, in teoria, più efficienti.
James Harrison, che dirige la parte scientifica del progetto, ha usato una parola grossa, parlando di una “pietra miliare“, e non ha torto. Questo esperimento dimostra che le conoscenze acquisite con progetti enormi e costosi come ITER possono essere applicate anche a reattori di dimensioni ridotte. È un trampolino di lancio fondamentale per STEP, il progetto britannico che si è dato l’obiettivo ambizioso di avere una vera e propria centrale a fusione operativa entro pochi decenni. Non stiamo parlando di qualcosa che farà energia l’anno prossimo, ma è un progresso così concreto nel controllo della materia che ci fa davvero sentire l’odore di una nuova era energetica.
La fusione è il Graal dell’energia: pulita, sicura, con combustibile virtualmente infinito. Certo, domare il plasma è sempre stata una delle sfide più difficili della fisica. Però, ogni volta che un reattore sferico come questo mostra i muscoli e ci fa capire che siamo più vicini a controllare le reazioni che alimentano le stelle, il sogno diventa un po’ più nitido. Il plasma britannico, almeno per qualche prezioso istante, ha ballato al ritmo della scienza umana, e questo ci dice chiaramente che il futuro, un futuro illuminato da energia pulita, è sempre meno una favola e sempre più una possibilità reale. E questo, credimi, è esaltante.
