Curare ulcere, emorragie e lesioni interne senza ricorrere al bisturi potrebbe presto diventare realtà. Alla Scuola di Ingegneria dell’EPFL di Losanna, un gruppo di ricercatori ha sviluppato un dispositivo capace di stampare cellule vive. E direttamente all’interno del corpo umano. Si chiama Magnetic Endoluminal Deposition System (MEDS). E ha le dimensioni di una semplice capsula ingeribile. Una volta introdotta nell’organismo, può raggiungere con precisione il punto danneggiato. E poi rilasciare materiale biologico utile alla rigenerazione dei tessuti. Senza incisioni né anestesia.
Stampare cellule vive è il futuro della chirurgia non invasiva
L’idea è stata spiegata dal coordinatore del progetto Vivek Subramanian. Ed è nata dal desiderio di “unire la precisione della biostampa con la semplicità di una capsula intelligente”. Al suo interno, infatti, si trova una minuscola camera riempita di bio-inchiostro. Un gel compatibile con i tessuti umani che contiene cellule viventi. Il rilascio del materiale avviene grazie a un pistone meccanico attivato da un raggio laser a infrarossi. Che è in grado di attraversare la pelle senza causare danni. Nessuna batteria, nessun circuito elettronico. Tutto funziona con un sistema meccanico azionato dall’esterno.
Una volta nel corpo, la capsula viene guidata da un braccio robotico magnetico. Che ne controlla i movimenti con la precisione di un joystick. In questo modo, i medici possono indirizzarla verso la zona lesionata e farle depositare il bio-inchiostro solo dove serve. Nei primi test su tessuti sintetici, MEDS ha dimostrato di poter chiudere simulazioni di ulcere e piccole emorragie. Successivamente, esperimenti condotti su modelli animali negli Stati Uniti hanno confermato la sicurezza del dispositivo.
Le radiografie hanno mostrato che la capsula può essere recuperata senza danni, grazie al controllo magnetico. In laboratorio, inoltre, il bio-inchiostro ha mantenuto la sua vitalità per oltre due settimane. Agendo come un mini bioreattore capace di favorire la crescita cellulare. Secondo il dottorando Sanjay Manoharan, la tecnologia potrebbe in futuro essere programmata per rilasciare farmaci o cellule staminali nei punti più difficili da raggiungere. Aprendo la strada a una nuova generazione di cure personalizzate.
