C’è qualcosa di incredibilmente potente nel sapere che, mentre andiamo avanti con le nostre giornate, c’è chi ha deciso di mettersi a disposizione, senza clamore, per aiutare la scienza a guardare dentro di noi — letteralmente. È quello che hanno fatto centomila persone, nel corso di quindici anni, offrendo il proprio tempo, il proprio corpo e la propria storia per costruire il più grande archivio di immagini del corpo umano mai realizzato al mondo.
Risonanze magnetiche diventano modelli predittivi di salute
Al centro di tutto questo c’è la UK Biobank, un’organizzazione no-profit britannica che già da anni fornisce dati biomedici alla comunità scientifica per scopi di ricerca pubblica. Ma con questo nuovo traguardo ha alzato l’asticella ancora di più, costruendo un vero e proprio patrimonio visivo e informativo che potrebbe cambiare la medicina dei prossimi decenni.
I volontari non si sono limitati a qualche questionario: hanno condiviso dettagli intimi sul proprio stile di vita, donato campioni biologici e poi — il pezzo forte — si sono sottoposti a sessioni di imaging lunghe fino a cinque ore. Un investimento personale enorme, che però ha dato vita a qualcosa di mai visto: risonanze magnetiche (ben 12.000 immagini per ciascuno!) del cervello, del cuore, dell’addome. E ancora ecografie delle carotidi, scansioni total body per capire densità ossea e distribuzione del grasso corporeo. Un viaggio sotto pelle per mappare, pezzo dopo pezzo, il corpo umano com’è davvero, senza filtri o teorie.
Il bello? Non è un progetto chiuso in qualche archivio polveroso. I dati sono già in uso. Oltre 1.300 studi scientifici pubblicati, nuovi algoritmi per diagnosticare malattie cardiache in meno di un secondo, modelli predittivi per identificare rischi silenziosi. Come ha detto il Professor Sir Rory Collins, alla guida del progetto, è grazie a questa scala senza precedenti che oggi possiamo vedere schemi invisibili, quei segnali nascosti che prima passavano sotto traccia.
E allora sì, forse Alison — una delle partecipanti — aveva davvero ragione quando ha detto che lo ha fatto per “creare un futuro più sano di cui tutti noi potremo godere”. Perché quello che hanno costruito, un’immagine alla volta, potrebbe essere il punto di partenza per un modo nuovo di prenderci cura di noi stessi.
