In un contesto in cui le contromisure elettroniche stanno ridefinendo il campo operativo dei sistemi aerei senza pilota, l’esercito statunitense ha lanciato un nuovo programma. Quest’ultimo è volto a dotare droni tattici di una capacità d’ingaggio autonoma. Il progetto mira a rendere disponibili ordigni che possono operare indipendentemente dal collegamento radio o dal segnale satellitare. Mutando così il rapporto tra piattaforme di sorveglianza e munizionamento sul campo. La sfida tecnica e la soluzione proposta emergono dal bando del programma SBIR. Il quale definisce il progetto come Symbiotic UAS Delivery System (SCBDS) e limita l’ambito d’applicazione ai velivoli delle classi UAV Gruppo 2 e UAV Gruppo 3. Con peso al decollo compreso tra 10 e 600 chilogrammi. La scelta di tali categorie indica l’intenzione di intervenire su piattaforme già largamente impiegate in missioni tattiche.
Droni: la novità proposta negli USA
Il nucleo dell’iniziativa è lo sviluppo di una munizione autoconsistente. Un ordigno auto‑propulso, di piccole dimensioni e capace di un comportamento fire-and-forget. Ovvero di trovare e colpire il bersaglio senza ulteriori comandi dopo il lancio. Il documento tecnico fissa vincoli precisi: massa complessiva non superiore a 2,3 chilogrammi, autonomia d’ingaggio oltre i 4 chilometri, velocità minima di 100 chilometri orari. Il tutto con una precisione dichiarata entro 5 metri dal punto d’impatto. Circa la metà del peso è destinata alla carica esplosiva, mentre il resto deve includere propulsione, sensori e l’elettronica necessaria alla guida.
Per soddisfare tali requisiti, la soluzione attesa combina più tecnologie. Sensori ottici, unità di navigazione inerziale miniaturizzate e algoritmi di visione artificiale che consentano all’ordigno di confrontare immagini acquisite in volo con quelle caricate in fase di programmazione. In pratica, il sistema dovrebbe affidare all’elaborazione visiva la capacità di riconoscere e seguire il bersaglio anche quando il segnale GPS è compromesso o assente.
La motivazione operativa dietro la ricerca è collegata alle esperienze recenti sul campo. Qui l’uso intensivo di tecniche di jamming ha dimostrato quanto i sistemi dipendenti dal GPS possano essere vulnerabili. Nel contesto citato, le contromisure elettroniche hanno contribuito a perdite significative di piattaforme a pilotaggio remoto, alimentando la richiesta di soluzioni meno dipendenti da collegamenti esterni.
L’evoluzione verso munizioni autonome miniaturizzate apre scenari operativi che coniugano efficienza e autonomia sensoriale. Ma solleva anche interrogativi pratici e strategici. L’affidabilità dei sistemi di riconoscimento visivo in scenari complessi, i limiti imposti dalla miniaturizzazione e le conseguenze sull’uso tattico dei droni sono aspetti che dovranno essere valutati nel prosieguo del programma.
