Al convegno “Stop Piracy – La cooperazione europea per il contrasto alla pirateria”, organizzato a Napoli da Agcom e dall’Università Parthenope, è tornata al centro la lotta contro la pirateria digitale. Un fenomeno che continua a divorare ricavi, posti di lavoro e cultura. Durante l’incontro, il presidente Giacomo Lasorella ha parlato di un problema che intacca l’intera filiera audiovisiva. Ha denunciato la falsa percezione di innocuità che accompagna l’uso di contenuti illegali. È stato ribadito che la legalità online passa da regole chiare, da una costante educazione alla consapevolezza e da strumenti capaci di intervenire in tempo reale.
Lo scudo italiano che blocca la pirateria in tre minuti
Con l’introduzione del Piracy Shield, previsto dalla legge 93/2023, l’Italia ha costruito un baluardo tecnologico che l’Europa guarda con interesse. La piattaforma, gestita da Agcom con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, consente di bloccare i flussi illegali della pirateria in trenta minuti, spesso anche meno. I numeri impressionano: oltre 66.000 segnalazioni e migliaia di indirizzi IP oscurati in un solo anno. L’AD della Lega Serie A, Luigi De Siervo, ha esaltato la rapidità del sistema e la collaborazione tra istituzioni e privati. Ha ricordato che persino gli utenti finali vengono ora raggiunti da multe e sanzioni. È davvero ancora conveniente rischiare per un abbonamento illegale da dieci euro? La pirateria non è più un gioco, non lo è mai stato in vero, è un reato che finanzia criminalità, frodi e traffici oscuri.
La cooperazione con le Telco è divenuta essenziale per combattere la pirateria. Come ha spiegato Pietro Labriola di Asstel, gli Internet Service Provider sono oggi garanti della legalità. Possono disattivare i canali illeciti e tutelare gli utenti che scelgono la via legale. Dal febbraio 2025 il sistema ha ampliato la sua portata, estendendo il blocco a 25.000 domini e 20.000 IP, non più solo sportivi ma anche cinematografici e televisivi. Il Commissario Agcom Massimiliano Capitanio ha annunciato una nuova fase: il Naples Shield, un modello di cooperazione internazionale fondato sul Digital Services Act. L’obiettivo è estendere lo stop europeo in trenta minuti e le piattaforme che rifiutano di collaborare verranno oscurate.
