Il James Webb Space Telescope ha compiuto un passo notevole nello studio dei mondi al di fuori del sistema solare, rivelando per la prima volta la firma termica e la composizione basaltica della superficie di un pianeta roccioso chiamato LHS 3844 b. Si tratta di una scoperta che apre uno spiraglio concreto sulla possibilità di analizzare da lontano la “pelle” di pianeti alieni, qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza pura.
Un mondo estremo a 48,5 anni luce dalla Terra
LHS 3844 b è, a tutti gli effetti, un luogo estremo. Si trova a 48,5 anni luce dalla Terra e orbita attorno a una nana rossa con una velocità impressionante: il suo anno dura appena undici ore. Undici ore per completare un’intera orbita attorno alla propria stella. Per dare un termine di paragone, la Terra impiega ovviamente 365 giorni per fare lo stesso percorso. È un mondo che vive in una sorta di frenesia cosmica, legato a doppio filo alla sua stella in un abbraccio gravitazionale soffocante.
E qui arriva un dettaglio che rende tutto ancora più affascinante: LHS 3844 b è inchiodato gravitazionalmente alla sua stella. Questo significa che mostra sempre la stessa faccia verso la luce, un po’ come fa la Luna con la Terra. Un emisfero è costantemente illuminato e arroventato, mentre l’altro resta sepolto in un’oscurità permanente, senza mai vedere un raggio di luce. Non esattamente il tipo di posto dove qualcuno vorrebbe trascorrere le vacanze.
La firma della lava vista dal James Webb
Quello che il James Webb è riuscito a fare con questo pianeta è straordinario nella sua semplicità concettuale, anche se tecnicamente rappresenta una sfida enorme. Il telescopio ha rilevato la firma termica della superficie di LHS 3844 b, confermando una composizione basaltica. In parole più semplici, la superficie del lato illuminato di questo pianeta alieno è fatta di basalto, lo stesso tipo di roccia vulcanica che si trova sulla Terra, sulla Luna e su Marte. È il materiale che si forma quando la lava si raffredda e si solidifica.
Questa osservazione non è solo un esercizio accademico. Riuscire a determinare di cosa è fatta la superficie di un pianeta roccioso che si trova a quasi cinquanta anni luce di distanza è un traguardo scientifico che cambia le regole del gioco. Fino a oggi, le informazioni sui pianeti extrasolari riguardavano soprattutto le atmosfere dei giganti gassosi. Con LHS 3844 b, il James Webb ha dimostrato che è possibile spingersi oltre, andando a leggere la composizione della roccia stessa. Senza poi uno strato di gas a fare da schermo, la radiazione termica della superficie arriva più pulita agli strumenti del telescopio, rendendo l’analisi più diretta.
L’LHS 3844 b resta comunque un pianeta inospitale sotto ogni punto di vista: temperature infernali sul lato diurno, gelo assoluto su quello notturno, nessuna atmosfera a proteggere la superficie. Ma proprio queste condizioni estreme lo rendono un laboratorio naturale perfetto per testare le capacità del James Webb nello studio dei pianeti rocciosi extrasolari. La conferma della presenza di basalto sulla sua superficie segna un punto fermo nella comprensione di come questi mondi lontani si formano e di cosa sono fatti.
