C’è un’aria pesante negli uffici di Paramount in questi giorni. Dopo settimane di rumor, la fusione con Skydance è ufficialmente realtà, e con essa arriva anche quella parte che nessuno vuole mai affrontare: i licenziamenti. Non è una sorpresa, certo — era stato annunciato fin dall’inizio che ci sarebbero stati tagli, ma vederli diventare concreti è tutta un’altra storia. Secondo Variety, circa duemila dipendenti americani perderanno il lavoro già dalla prossima settimana. E non finisce qui: i tagli si estenderanno anche a livello internazionale, anche se i dettagli, per ora, restano un po’ nebulosi.
Paramount-Skydance, tra ridimensionamenti globali e piani di contenuti ambiziosi
Per rendersi conto delle proporzioni, basta guardare i numeri: prima della fusione, Paramount contava circa 18.600 dipendenti in tutto il mondo, tra part-time e full-time. Skydance, al confronto, è una realtà molto più piccola — cinquecento persone, un team agile e compatto, che ora si ritrova a guidare una macchina decisamente più grande. Al comando c’è David Ellison, figlio del fondatore di Oracle, Larry Ellison. Un nome pesante, ma anche una figura che si è costruita una reputazione autonoma a Hollywood, tra produzioni ad alto budget e ambizioni non da poco.
E infatti le sue mosse parlano chiaro. Nonostante i licenziamenti, il nuovo gruppo non ha smesso di spendere: pochi giorni fa ha firmato un accordo da 7,7 miliardi di dollari per i diritti di trasmissione della UFC, e ha messo sotto contratto i fratelli Duffer — sì, quelli di Stranger Things — per produrre nuovi contenuti nei prossimi quattro anni. Una strategia che sembra puntare a un mix di tagli drastici e investimenti mirati, nel tentativo di rendere la nuova Paramount più snella ma anche più competitiva.
Sul fronte delle acquisizioni, poi, Ellison non sembra volersi fermare. Ha già tentato un’offerta per Warner Bros., 20 dollari per azione, che però è stata rifiutata. Warner, almeno per ora, non sembra disposta a farsi comprare a prezzo di saldo. Ma chi segue l’industria sa che queste trattative raramente finiscono con un “no” definitivo.
Nel frattempo, le previsioni non sono rosee: secondo Deadline, l’ondata di licenziamenti non si fermerà qui. Altri mille posti potrebbero saltare entro fine anno, e dal 2026 i dipendenti rimasti dovranno tornare stabilmente in ufficio, cinque giorni su cinque. È una nuova era per Paramount, certo, ma una che comincia con più domande che risposte.
