Google ha messo fine al progetto Privacy Sandbox per Chrome e Android, la piattaforma pensata per rimpiazzare i cookie di terze parti con tecnologie pubblicitarie più rispettose dei dati. La scelta chiude un percorso iniziato nel 2019 e ribalta la linea annunciata nel 2024, quando il browser aveva iniziato a sperimentare la disattivazione dei cookie. Il risultato pratico è chiaro: la navigazione su Chrome continuerà a poggiare sui cookie per l’ad targeting.
Nel frattempo, il quadro competitivo resta invariato: nonostante le pressioni di Apple (con Safari posizionato come più attento alla privacy) e i messaggi di Microsoft a favore di Edge, Chrome mantiene una quota superiore al 70% su desktop e mobile a livello globale.
Perché il progetto si ferma
Secondo quanto comunicato, le ragioni della retromarcia sono due: bassa adozione da parte dell’ecosistema e valore percepito insufficiente dalle controparti (inserzionisti, sviluppatori, piattaforme). In altre parole, gli strumenti non hanno raggiunto la massa critica necessaria per sostituire i cookie senza sacrificare efficacia e misurazione.
Google parla di un proseguimento del lavoro “per migliorare la privacy su Chrome, Android e sul web”, ma abbandona il marchio Privacy Sandbox, ringraziando partner e contributori e promettendo collaborazione futura su tecnologie “di piattaforma” utili a sostenere un web sano.
Cosa viene accantonato
Con la chiusura del Sandbox, escono di scena (tra gli altri) componenti chiave pensati per spostare la logica pubblicitaria sul dispositivo invece che su server terzi, tra cui:
Attribution Reporting API (Chrome e Android)
IP Protection
On-Device Personalization
Private Aggregation
Protected Audience API (Chrome e Android)
Protected App Signals
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Topics (interesse-based advertising su Chrome e Android)
Le implicazioni nel breve periodo
La decisione fa sì che gli utenti di Chrome restino esposti a tracciamenti e adv personalizzata basati su cookie, mentre Google osserva con attenzione l’emergere di browser “AI-first” (come Comet di Perplexity o il progetto atteso da OpenAI), possibili nuove pressioni competitive.
Il messaggio finale è di continuità: Google mantiene l’impegno a elevare gli standard di tutela, ma senza più l’ombrello del Privacy Sandbox e con i cookie ancora al centro dell’economia pubblicitaria del browser.
