Ciò che ha avuto luogo ieri con Amazon Web Services (AWS) che, crashando, ha provocato gravi disservizi in tutto il mondo, dimostra una situazione abbastanza precaria riguardante la rete. Sono infatti pochi gli operatori che la gestiscono. Stando ai dati immagazzinati da Downdetector, l’interruzione ha coinvolto oltre 2.000 aziende, generando più di 8 milioni di segnalazioni. Anche l’Italia non è stata da meno in quanto di segnalazioni ne sono arrivate tantissime, soprattutto su servizi bancari e piattaforme streaming.
Tra i nomi più colpiti figurano Prime Video, Canva, Zoom, Paypal e Perplexity, ma diversi utenti hanno segnalato rallentamenti anche su siti come Intesa Sanpaolo e Agenzia delle Entrate.
Le cause del malfunzionamento
In un comunicato, Amazon ha spiegato di aver riscontrato “errori significativi nelle API e problemi di connettività su vari servizi”. Per contenere i disagi, l’azienda ha temporaneamente limitato il numero di richieste gestite dai server, così da facilitare il ripristino. Le prime migliorie si sono viste nel primo pomeriggio, ma la piena operatività è tornata solo intorno alle 16:00 ora italiana.
Contrariamente a quanto ipotizzato da alcuni, non si è trattato di un attacco hacker. L’origine del guasto, come precisato da Steven Murdoch, docente di sicurezza informatica all’University College London, è stata individuata in un errore interno del sistema di monitoraggio dei load balancer, i componenti che distribuiscono il traffico tra i server, all’interno del servizio DynamoDB.
Il nodo della centralizzazione
L’azienda di analisi Cisco ThousandEyes ha registrato un picco di anomalie nella regione della Virginia, dove Amazon concentra gran parte della propria infrastruttura cloud. Un singolo errore in quell’area è stato sufficiente a causare interruzioni globali, evidenziando ancora una volta la fragilità strutturale di un internet dipendente da pochi provider.
Nella serata di ieri, Amazon ha confermato che tutti i servizi cloud sono tornati pienamente operativi, ma l’incidente resta un campanello d’allarme. Quando una sola azienda gestisce una fetta così ampia della rete mondiale, anche un malfunzionamento interno può trasformarsi in un problema planetario.
