Negli ultimi mesi, gli Amazon Echo Show sono diventati uno dei temi più discussi nel mondo della domotica, ma non per un’innovazione tecnologica. Il malcontento cresce tra gli utenti che accusano Amazon di aver trasformato i suoi smart display in mezzi pubblicitari permanenti. I banner promozionali, raccontano molti, compaiono persino quando il dispositivo è in modalità “cornice digitale”, mostrando foto personali o ricordi di famiglia. Gli annunci spaziano dai prodotti Amazon come Alexa+ fino a integratori o servizi esterni, e in alcuni casi vengono riprodotti anche con audio automatico, senza possibilità di silenziarli.
Le segnalazioni arrivano da tutto il mondo, ma non allo stesso modo. Per alcuni gli annunci non sono ancora comparsi, mentre altri lamentano una presenza sempre più insistente. Gli esperti ritengono che Amazon stia conducendo test A/B, ossia esperimenti differenziati su gruppi di utenti, per misurare la tolleranza al nuovo modello pubblicitario. Il malcontento, però, è evidente. Diversi acquirenti hanno già restituito i dispositivi ottenendo il rimborso, mentre altri cercano metodi per bloccare le pubblicità.
Amazon Echo Show, la strategia dietro agli annunci: una scelta obbligata o un errore di immagine?
La società, interpellata da Ars Technica, ha dichiarato che “la pubblicità è solo una piccola parte dell’esperienza Echo”, ma per molti la situazione sta diventando inaccettabile, soprattutto quando i messaggi pubblicitari interrompono timer, sveglie o notifiche quotidiane.
Dietro questa decisione c’è una motivazione economica.
La divisione smart home di Amazon, che gestisce la linea Echo e Alexa, registra da anni perdite consistenti. Parliamo di oltre 25 miliardi di dollari in quattro anni. L’introduzione di contenuti promozionali sembra dunque un tentativo di monetizzare, seguendo la logica già adottata da Prime Video, che ora mostra spot prima della riproduzione dei contenuti.
Il nuovo responsabile della divisione, Panos Panay, ha dichiarato che “se l’annuncio è rilevante, aggiunge valore”. Il pubblico però non sembra essere d’accordo. Le recensioni sui forum e sui social parlano di una “invasione pubblicitaria” che mina l’utilità stessa dell’assistente vocale. Molti si chiedono se valga ancora la pena investire in un ecosistema che, invece di semplificare la vita domestica, impone interruzioni e distrazioni non richieste.
