Sono numerosi gli utenti che segnalano di ricevere notifiche da Uber una volta arrivati in un altro Paese, che dà il suo benvenuto. Tra semplice accoglienza e invasione della privacy il passo è breve. La notifica di solito è la seguente: “Benvenuto a [la tua posizione] – Apri l’app per ottenere indicazioni stradali per raggiungere il punto di raccolta Uber”.
Se per certi versi il “benvenuto” di Uber suona rassicurante, e anche utile se si è davvero alla ricerca di un passaggio, dall’altra può far sorgere dubbi sul rispetto della privacy e sul modo in cui la piattaforma sa dove sei. Vien da pensare che sia comune per chi ha impostato “sempre” alla richiesta di utilizzo della posizione. Tuttavia, molti utenti segnalano di aver ricevuto la notifica pur avendo limitato l’accesso alla propria posizione in tempo reale.
Uber e la notifica di benvenuto all’arrivo in un altro Paese, sorgono preoccupazioni
Precisiamo subito che no, fortunatamente, Uber non ci spia o cose del genere. Certo, vien da pensarlo – ormai un po’ con qualunque servizio. Ci sono, tuttavia, alcuni aspetti da tener presente che possono rasserenarci. La nostra localizzazione viene generata localmente sul dispositivo quando questo rileva che si è in un’area geografica predefinita, in particolare un aeroporto, grazie ad una funzione chiamata “UNLocationNotificationTrigger“, presente sugli iPhone. Questa funzione consente alle app di inviare notifiche quando entri o esci dal perimetro di una zona specifica, senza che l’app debba accedere continuamente alla posizione.
Per come è formulato il messaggio che appare nella notifica, l’avviso di benvenuto può dare l’impressione che Uber stia attivamente monitorando la tua posizione. Viene da chiedersi perché un’app di servizi di trasporto, un po’ come quelle per food delivery, dovrebbe tracciarmi continuamente? Come abbiamo visto non c’è nulla di cui preoccuparsi. Si tratta solo della funzionalità che Apple fornisce agli sviluppatori di app come Uber e altre analoghe. Comprensibile che possa risultare ugualmente come un’invasione della privacy, ma potete almeno star tranquilli sugli intenti dichiarati dalle piattaforme che ne fanno uso.
