Che i data center fossero finiti al centro del dibattito per i loro consumi energetici e idrici non è certo una novità. Ma quello che è successo nella contea di Fayette, in Georgia, negli Stati Uniti, va ben oltre il semplice spreco: è una storia che mescola negligenza, interessi economici e una gestione delle risorse che ha lasciato a bocca asciutta, letteralmente, i cittadini della zona.
Mentre agli abitanti veniva chiesto di non innaffiare i giardini per preservare le riserve idriche, a poca distanza un cantiere enorme stava prosciugando risorse senza alcun tipo di monitoraggio. Il protagonista della vicenda è il campus di QTS, una struttura colossale dedicata ai dati e ai servizi legati all’intelligenza artificiale, che si estende su una superficie di circa 576.000 metri quadrati. Per circa quindici mesi, questo data center ha prelevato quasi 110 milioni di litri d’acqua attraverso due allacciamenti idrici di cui la contea ignorava completamente l’esistenza. Nessun contatore, nessun controllo, nessuna fatturazione.
La scoperta, tra l’altro, non è arrivata grazie a qualche ispezione programmata. Sono stati i residenti di un quartiere vicino a far scattare l’allarme, dopo aver notato che la pressione dell’acqua nelle loro abitazioni era crollata in modo anomalo. Un dettaglio apparentemente banale, che però ha portato a galla una situazione molto più grave di quanto chiunque potesse immaginare.
Niente multe per il cliente più importante della contea
Quello che rende la faccenda ancora più amara è il contesto. Lo Stato della Georgia sta attraversando un periodo di siccità classificata da moderata a grave. Eppure, nonostante il prelievo massiccio e non autorizzato, le autorità locali hanno deciso di non multare l’azienda. La motivazione fornita dalla direttrice del sistema idrico della contea è tanto pragmatica quanto scomoda da digerire: QTS è il loro cliente più importante, e con partner di quella portata è fondamentale mantenere un rapporto di collaborazione e buon servizio.
I soldi, insomma, parlano più forte delle regole. L’azienda ha comunque accettato di pagare circa 135.000 euro come arretrati per i consumi effettuati, ma nessuna sanzione è stata comminata. Un segnale che non passa inosservato, soprattutto per chi in quei mesi si è ritrovato con la pressione dell’acqua insufficiente nelle proprie abitazioni.
Dal canto suo, QTS ha voluto precisare che, una volta operativo, il data center utilizzerà un sistema di raffreddamento a circuito chiuso capace di riciclare la stessa acqua, limitando il consumo esterno ai soli servizi igienici e alle cucine. Tradotto: quanto accaduto non dovrebbe ripetersi. O almeno, questo è ciò che viene promesso.
Come è stato possibile non accorgersene per quindici mesi
Resta la domanda più scomoda di tutte: com’è possibile che un prelievo così massiccio sia passato inosservato per oltre un anno? La spiegazione ufficiale tira in ballo un nuovo sistema di lettura digitale e una cronica carenza di personale addetto alle ispezioni. Due fattori che, combinati, avrebbero creato una sorta di buco nero nel monitoraggio delle risorse idriche della contea.
