Mettiamola così: l’energia pulita non è più il vezzo di qualche Paese ricco o un argomento da salotto ecologista. È diventata la scelta economica più ovvia per il pianeta, e i numeri dell’International Energy Agency (IEA) lo urlano forte e chiaro. Quello che ci aspetta da qui al 2030 è una vera e propria valanga: la capacità mondiale di produrre energia da fonti rinnovabili è destinata a raddoppiare. Stiamo parlando di aggiungere qualcosa come 4.600 gigawatt di nuova potenza verde nei prossimi cinque anni, una quantità enorme, e la cosa pazzesca è che la maggior parte di questo boom — circa l’80% per la precisione — è merito di un solo, instancabile protagonista: il solare fotovoltaico.
Rinnovabili inarrestabili: crescita record e rischi geopolitici
Perché questa corsa? È un mix esplosivo di fattori. I costi dei pannelli sono crollati ai minimi storici, i processi burocratici per installare un impianto si sono (finalmente) snelliti in molte parti del mondo, e, cosa fondamentale, la gente ha smesso di vederle come una tecnologia “futuristica” per considerarle una scelta concreta e a lungo termine. Oggi, mettere i pannelli sul tetto non è solo ecologico; è un modo intelligente per risparmiare e rendersi meno dipendenti.
Però, c’è un rovescio della medaglia che non possiamo ignorare, ed è una questione che l’IEA mette in luce con grande preoccupazione: la dipendenza dalle catene di approvvigionamento. In pratica, la festa verde è in gran parte organizzata in un unico luogo: la Cina. Che si tratti dei pannelli solari, delle turbine eoliche o delle terre rare fondamentali per l’elettronica, Pechino domina il mercato in maniera schiacciante. Nonostante gli sforzi, le previsioni dicono che almeno fino al 2030, la Cina manterrà il controllo su oltre il 90% dei segmenti chiave di questa produzione. È uno squilibrio geopolitico notevole, che obbliga il resto del mondo a intensificare gli sforzi per diversificare e costruire filiere produttive locali, garantendo così una sicurezza energetica vera e propria.
Tuttavia, il cambiamento non è fatto solo di fotovoltaico e squilibri produttivi. Anche le altre energie pulite stanno vivendo una notevole rinascita. La geotermia, per esempio, sta riguadagnando terreno in aree geologicamente attive come l’Indonesia, il Giappone e gli Stati Uniti. E l’idroelettrico ad accumulo, che è cruciale per conservare l’energia prodotta dal solare o dall’eolico quando non tira vento o è notte, sta crescendo a un tasso che non si vedeva da anni, quasi l’80% in più rispetto al quinquennio precedente.
Come ha ben sintetizzato Fatih Birol, il direttore dell’IEA, il solare sarà il motore principale, ma è un team in cui ogni giocatore, dall’eolico alla bioenergia, fa la sua parte. E il bello è che questa spinta non è più solo una faccenda di Occidente. Paesi come l’India stanno emergendo come giganti, con politiche aggressive e una diffusione capillare di piccoli impianti che la stanno proiettando al secondo posto nel mercato, subito dietro alla Cina.
La vera notizia, quella che ti fa pensare, è che tutto questo sta avvenendo quasi con la naturalezza di un fiume che trova la sua strada. Le energie rinnovabili hanno smesso di essere un progetto da avviare, si sono trasformate in un movimento inarrestabile. Non sono più “il futuro”, sono il presente che si sta velocemente ridefinendo sotto i nostri occhi, un pannello e una turbina alla volta.
