Jeff Bezos vede nell’intelligenza artificiale una svolta epocale. Capace di rivoluzionare ogni settore. Il concetto lo ha ripetuto anche intervenendo all’Italian Tech Week di Torino. Dove ha affermato che, anche se la corsa agli investimenti dovesse sfociare in un crollo finanziario, il risultato finale sarà comunque positivo. A suo avviso, ciò che conta non è il destino dei singoli progetti. Ma l’eredità che questi lasceranno. Come è già accaduto ad esempio con la bolla dotcom o quella delle biotecnologie negli anni ’90. Secondo lui le crisi possono generare progresso. Per Bezos, l’entusiasmo collettivo per l’AI ha creato una “bolla industriale”. Pericolosa ma utile, perché incentiva sperimentazioni e costruzione di infrastrutture. Anche se molte non sopravviveranno.
Tra ottimismo tecnologico e dubbi economici non tutti condividono l’opinione di Jeff Bezos
In dialogo con John Elkann, Bezos ha distinto questo tipo di dinamica dalle bolle finanziarie, come quella del 2008. In quanto queste ultime sono ritenute dannose e sterili. L’imprenditore ha raccontato la crisi vissuta da Amazon nel 2000. Periodo in cui le azioni dell’azienda crollarono da 113 a 6 dollari. Nonostante il panico tra i dipendenti, le fondamenta dell’e-commerce rimasero intatte. Lo stesso, secondo lui, accadrà con l’AI. “Quando si verifica un’ondata di entusiasmo, tutto viene finanziato. Ma questo non vuol dire che tutto sia illusorio. L’intelligenza artificiale è reale e cambierà ogni settore”.
Non tutti, però, condividono la fiducia incrollabile di Bezos. David Solomon, CEO di Goldman Sachs, ha espresso una visione più cauta. Ha riconosciuto il potenziale dell’AI, ma ha anche messo in guardia sugli investimenti a rischio. Secondo lui, è probabile che molti fondi vengano spesi senza ottenere un ritorno effettivo. “Non è diverso dalle volte precedenti. Il problema è che non possiamo sapere come finirà”, ha dichiarato. Un messaggio prudente, che contrasta con l’entusiasmo travolgente del fondatore di Amazon.
Bezos, però, guarda ancora più avanti. Con Blue Origin sogna milioni di persone che vivono nello spazio. Tutte supportate da intelligenze artificiali e robot. Immagina data center in orbita alimentati da energia solare. Ed anche un’umanità distribuita tra Terra e cosmo. “È un’epoca straordinaria per essere vivi”, ha concluso. Secondo lui, l’AI non è solo un’opportunità economica, ma anche la chiave per aprire nuove frontiere. Dentro e fuori il nostro pianeta.
