
Stellantis
Prosegue il piano di revisione strategica di Stellantis, guidato dal nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, e tra le mosse sul tavolo spicca una decisione che rappresenterebbe una rottura netta col passato: la possibile cessione di Free2move, il servizio di car sharing del gruppo. Secondo fonti vicine all’azienda, sarebbero già partiti i primi contatti esplorativi con potenziali acquirenti, anche se non c’è ancora certezza sull’esito della trattativa.
Perché Stellantis potrebbe vendere Free2move
Il car sharing, presentato negli scorsi anni come una delle colonne portanti della mobilità del futuro, non sembra più avere lo stesso peso nell’attuale piano industriale. Filosa ha scelto di concentrare risorse e investimenti sulle aree considerate strategiche, in particolare gli Stati Uniti, dove Stellantis è tornata a registrare una crescita delle vendite trimestrali dopo oltre due anni di difficoltà.
Il mercato ha premiato questo cambio di rotta: alla Borsa di Milano il titolo Stellantis ha segnato un rialzo fino al 7,6%, segno che la scelta di dismettere attività meno redditizie viene vista dagli investitori come un passo verso maggiore solidità e focus operativo.
Da pilastro strategico a ramo sacrificabile
La svolta è significativa se si pensa al percorso che aveva portato alla nascita e al rafforzamento di Free2move. Il servizio era stato lanciato nel 2016 da PSA e potenziato nel 2022 con l’acquisizione di Share Now, la piattaforma nata dalla joint venture tra BMW e Mercedes. L’allora CEO Carlos Tavares lo aveva descritto come un pilastro della mobilità del futuro, con obiettivi ambiziosi: arrivare a 15 milioni di utenti attivi e generare 2,8 miliardi di euro di ricavi.
Oggi però la realtà è diversa: Free2move è presente in città importanti come Parigi, Roma, Madrid, Amsterdam e Washington, D.C., ma il servizio non è mai riuscito a trasformarsi in un business veramente sostenibile dal punto di vista economico.
Una crisi che riguarda tutto il settore
Il caso Stellantis non è isolato. Negli ultimi anni, la maggior parte delle grandi case automobilistiche ha ridimensionato o abbandonato i progetti di mobilità condivisa:
- BMW e Mercedes-Benz hanno ceduto Share Now proprio a Free2move nel 2022.
- General Motors ha chiuso la sua piattaforma Maven nel 2020.
- Ford ha dismesso il servizio di navette Chariot già nel 2019.
- Volkswagen ha venduto WeShare a Miles Mobility nel 2022, preferendo collaborare con partner esterni.
Tutti segnali che confermano come il car sharing fatichi a reggersi in piedi: i costi di gestione delle flotte, la complessità logistica e le basse marginalità hanno reso difficile trasformarlo in un’attività profittevole.
