Agli estremi del nostro Sistema Solare, in quella zona che potremmo definire l’avamposto del gelo eterno, dove il Sole non è che un flebile puntino, c’è un mondo che sta cambiando la nostra prospettiva. Parliamo di Makemake, un pianeta nano con un diametro poco superiore ai mille chilometri, che fino a poco tempo fa ritenevamo un corpo celeste statico e silenzioso. Ma Makemake si è rivelato tutt’altro che spento.
JWST scopre gas e possibili geyser su Makemake
Grazie agli occhi incredibilmente sensibili del James Webb Space Telescope (JWST), gli astronomi hanno scovato tracce di metano gassoso sulla sua superficie. Non è un dettaglio da poco: è un segnale che sotto la sua crosta ghiacciata, questo piccolo mondo è in qualche modo attivo. La sua chimica non è semplicemente ibernata; è viva, interagisce con l’ambiente circostante e sta modificando la superficie del pianeta. Makemake, in questo senso, è il secondo oggetto trans-nettuniano – dopo il ben più famoso Plutone – a mostrare la presenza di gas in superficie.
Non stiamo parlando di un’atmosfera densa e visibile come quella terrestre, ovviamente. Quello che il JWST ha captato è la firma spettrale lasciata dal metano che assorbe la luce solare riflessa. È un indizio sottile, quasi impercettibile, ma con un significato rivoluzionario: dimostra che anche a distanze così estreme dal Sole, dove la temperatura sfiora lo zero assoluto, i corpi celesti possono mantenere una sorta di dinamismo. Possono esistere episodi attivi, dei veri e propri fenomeni geologici che ne plasmano il volto.
Gli scienziati si stanno scervellando per capire esattamente come faccia questo metano a esistere in fase gassosa. Le ipotesi principali sono essenzialmente due. Potrebbe esistere una sottilissima atmosfera stabile, talmente rarefatta da risultare cento miliardi di volte più debole della nostra. Oppure, l’emissione di gas potrebbe essere un fenomeno temporaneo ed episodico. Questo scenario richiamerebbe meccanismi noti, come la sublimazione dei ghiacci (simile a quella che anima le comete quando si avvicinano al Sole) o addirittura il criovulcanismo, dove geyser di gas e ghiaccio vengono sprigionati a intermittenza.
Attività geologica a sette miliardi di chilometri dal Sole
Qualunque sia il meccanismo in gioco, l’idea che un corpo così remoto e freddo possa essere attivo è stimolante. Ci fa subito pensare ad altre incredibili sorprese del Sistema Solare, come i famosi pennacchi di vapore d’acqua scoperti su Encelado, la luna di Saturno. Queste scoperte ci ricordano che anche nei mondi più lontani, freddi e apparentemente desolati, esistono forze interne ed esterne che non smettono mai di modellare la superficie.
Le precedenti osservazioni non erano riuscite a individuare un’atmosfera significativa su Makemake, ma non avevano nemmeno potuto escludere del tutto l’esistenza di un velo gassoso sottilissimo. Ora, con queste nuove misurazioni ad alta risoluzione, gli astronomi sono pronti a capire se il metano sia un segno di una tenue atmosfera permanente o la traccia di questi eventi geologici episodici. A ben sette miliardi di chilometri dal Sole, Makemake si è trasformato in una nuova frontiera, un pianeta nano che ci urla ancora una volta una verità fondamentale: nel vasto universo, in fondo, niente è mai veramente fermo.
