Quest’anno il clima in Antartide potrebbe rivelare uno scenario preoccupante. Secondo il Bureau of Meteorology, le temperature si manterranno sopra la media, ma le piogge potrebbero risultare più abbondanti nell’est del Paese. Tale apparente contrasto è legato al caldo persistente degli oceani circostanti. Acque più calde, infatti, favoriscono una maggiore evaporazione, aumentando così le precipitazioni. Inoltre, un’altra variabile, meno visibile ma altrettanto influente, si sta manifestando a decine di chilometri sopra la superficie. La stratosfera antartica sta vivendo un riscaldamento improvviso, un fenomeno noto come sudden stratospheric warming.
Cosa sta succedendo al clima in Antartide?
Tra 12 e 40 chilometri di altitudine, la temperatura ha superato di 35 °C la norma stagionale. Passando così dai consueti –55 °C a circa –20 °C. L’evento ha mostrato tre picchi distinti, culminati a fine settembre, e viene attribuito a onde atmosferiche che trasportano calore dalla superficie verso gli strati superiori dell’atmosfera. Negli ultimi decenni, episodi simili nell’emisfero sud sono stati osservati sporadicamente, con registrazioni più marcate nel 2019 e nel 2024.
Gli effetti di tali riscaldamenti stratosferici si estendono ben oltre l’Antartide. Quando l’aria più calda raggiunge gli strati superiori, la distruzione dell’ozono rallenta. Fornendo al continente polare una maggiore protezione dai raggi ultravioletti. L’aria arricchita di ozono può poi spostarsi verso sud. Alterando così la circolazione atmosferica e incidendo sulle condizioni meteorologiche in Australia e Nuova Zelanda.
Non tutti gli episodi di sudden stratospheric warming producono effetti evidenti al suolo: la meteorologia è un sistema complesso, in cui interagiscono correnti oceaniche, fenomeni come El Niño e La Niña, e gli squilibri legati al cambiamento climatico globale. Monitorare tali fenomeni offre però un’opportunità unica per comprendere come eventi remoti possano influenzare i modelli climatici regionali e globali. La connessione tra oceani bollenti, aria stratosferica più calda e ozono suggerisce quanto sia importante considerare l’intero sistema terrestre per interpretare le stagioni future con maggiore precisione.
