Per anni scegliere il proprio browser è stata una di quelle libertà che esistevano più sulla carta che nella realtà. Chi comprava un iPhone si ritrovava Safari già pronto. Chi accendeva uno smartphone Android, nella stragrande maggioranza dei casi, partiva con Chrome. Certo, nessuno impediva di installare alternative, ma andare a cercare un’impostazione nascosta non è la stessa cosa che ricevere una domanda chiara al momento giusto. Ed è esattamente su questo punto che la Legge sui Mercati Digitali (meglio nota come DMA) ha provato a cambiare le regole del gioco in Europa: trasformare una possibilità teorica in una scelta concreta, visibile, impossibile da ignorare.
Adesso arrivano i numeri. Mozilla ha dichiarato che, da quando gli obblighi della DMA hanno iniziato a produrre effetti a partire da marzo 2024, Firefox ha accumulato oltre sei milioni di selezioni attraverso le schermate di scelta del browser. Tradotto in termini più immediati, parliamo di una scelta ogni 10 secondi. E non si tratta solo di download o installazioni fugaci: secondo l’organizzazione, il tasso di fidelizzazione degli utenti che arrivano a Firefox tramite questa via è cinque volte superiore rispetto alla norma. Un dato che fa riflettere parecchio su quanto conti semplicemente mostrare un’alternativa.
Firefox: su iPhone il salto è stato enorme, su Android molto meno
Il fenomeno, però, non è stato uniforme. Mozilla cita uno studio accademico che ha confrontato gli utenti attivi giornalieri di Firefox nell’Unione Europea con quelli di 43 paesi extra UE, e il risultato è abbastanza eloquente: su iOS l’impatto della DMA è stato del 113% superiore rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati senza la normativa. Su Android, invece, il dato si ferma al 12%. La spiegazione sta nei dettagli tecnici. Su iPhone e iPad la schermata di scelta appare la prima volta che si apre Safari, quindi praticamente subito. Su Android, invece, compare solo quando si configura un dispositivo nuovo oppure dopo un ripristino alle impostazioni di fabbrica. Mozilla ha anche sottolineato che su Android Firefox partiva già da una base di utilizzo più ampia e che il rollout delle schermate è stato meno omogeneo.
Vale la pena ricordare che non è stato solo Firefox a beneficiare della novità. Browser come Brave, Opera, Vivaldi e Aloha hanno registrato aumenti significativi nelle prime settimane successive all’applicazione della norma europea. Il che suggerisce che il problema non fosse la qualità delle alternative, ma semplicemente la loro visibilità.
Il desktop resta il grande escluso
Se sul fronte mobile qualcosa si è mosso, la situazione sui computer è un altro discorso. Mozilla sostiene che il mondo desktop è rimasto “in larga parte intatto” e stima che circa 310 milioni tra PC fissi e portatili nell’Unione Europea non dispongano di una schermata di scelta equivalente a quella mobile. La critica è rivolta soprattutto a Windows, dove secondo Mozilla gli utenti continuano a essere esposti a pratiche di design ingannevole senza ricevere una vera proposta di scelta attiva del browser.
E qui sta il punto più interessante di tutta la faccenda. I dati diffusi da Mozilla raccontano qualcosa di molto concreto: quando la scelta viene messa davanti agli occhi dell’utente, l’inerzia smette di funzionare in automatico. Questo non significa che tutti abbandoneranno Chrome o Safari, né che le schermate di selezione risolvano da sole i problemi di concorrenza nel digitale. Però il messaggio è chiaro e misurabile: se l’alternativa viene mostrata in modo trasparente, una parte degli utenti la sceglie. Mozilla stessa ammette che la DMA sta producendo risultati “in alcuni ambiti, ma non ovunque, non in modo perfetto e non senza un’applicazione effettiva della norma”. Quei 310 milioni di computer senza schermata di scelta restano lì, in attesa che qualcuno decida di affrontare anche quella partita.
