La causa antitrust di xAI contro Apple e OpenAI si allarga, e stavolta finisce nel mirino uno dei volti più noti di Cupertino. Un tribunale statunitense ha accolto la richiesta di aggiungere Craig Federighi, Senior Vice President of Software Engineering di Apple, come custode documentale nel procedimento legale avviato dalla società di AI di Elon Musk. La stessa richiesta, però, è stata respinta per quanto riguarda Tim Cook, il CEO di Apple.
La vicenda nasce dall’accusa, formulata da xAI (ora parte di SpaceX), secondo cui l’accordo tra Apple e OpenAI per integrare ChatGPT in Siri avrebbe influenzato le classifiche dell’App Store, penalizzando i modelli linguistici concorrenti. Apple ha sempre negato queste accuse, contestando in modo particolare l’idea che l’intesa con OpenAI preveda clausole di esclusività. Secondo Cupertino, non è così.
Negli ultimi mesi, xAI ha cercato più volte di ampliare il perimetro della discovery (la fase di raccolta prove), tentando anche di ottenere documenti da aziende estere attraverso la Convenzione dell’Aia. In alcuni casi ci è riuscita, in altri no. A gennaio, ad esempio, la Corea del Sud ha respinto la richiesta di acquisire documenti da Kakao, la società dietro una delle principali super app del Paese.
Perché Federighi sì e Cook no
Il giudice magistrato Hal R. Ray Jr. ha spiegato le ragioni della decisione in modo piuttosto chiaro. Secondo il tribunale, xAI ha dimostrato che Federighi, in qualità di responsabile dello sviluppo software di Apple, è stato probabilmente un decisore chiave nell’integrazione di OpenAI dentro Apple Intelligence. Potrebbe quindi possedere prove rilevanti e uniche, non ancora acquisite nel procedimento. Per Cook, invece, la stessa dimostrazione non è stata ritenuta sufficiente. I legali di xAI non hanno spiegato in che modo il CEO avrebbe potuto fornire documenti diversi da quelli già ottenibili tramite Federighi. Apple dovrà consegnare i documenti rilevanti in possesso di Federighi entro il 17 giugno 2026.
Il tribunale ha anche negato l’aggiunta di un altro dipendente Apple (non identificato pubblicamente) che avrebbe dovuto fornire informazioni sulle vendite di iPhone, giudicando che documenti sulla concorrenza nel mercato degli smartphone in senso ampio esulassero dall’ambito della causa.
Documenti sull’accordo Apple e Google e la contromossa di OpenAI
C’è un altro aspetto interessante della decisione. Il tribunale ha concesso a xAI di richiedere ad Apple documentazione relativa alla sua partnership con Google, anche se ha ridotto la portata della richiesta originale. In pratica, solo i documenti che fanno riferimento a eventuali clausole di esclusività legate ai fornitori di intelligenza artificiale per i prodotti Apple sono stati considerati pertinenti. Anche in questo caso, la scadenza per la consegna è fissata al 17 giugno 2026.
Dal lato opposto, pure OpenAI ha ottenuto qualcosa. Il tribunale ha accolto la sua richiesta di obbligare Musk a fornire email provenienti sia da Tesla che da SpaceX, oltre a messaggi da altri account di testo e da XChat. Questa documentazione dovrà essere prodotta entro il 3 giugno 2026.
C’è poi una richiesta di xAI che non è passata: quella di ottenere informazioni su come Apple utilizza l’IA al proprio interno. Il giudice ha stabilito che le politiche interne di Apple sull’uso dell’IA da parte dei dipendenti non hanno un legame evidente con le accuse antitrust mosse nella causa di xAI contro Apple e OpenAI.
