Negli ultimi mesi a Cupertino si respira un’aria insolita, quasi di vulnerabilità. Apple, che per decenni è stata il punto d’arrivo dei migliori talenti del settore, oggi si trova a fare i conti con una fuga silenziosa ma significativa. Non si tratta di figure marginali, bensì di alcuni dei nomi più pesanti del suo reparto hardware, professionisti che hanno contribuito a definire l’identità dei prodotti più iconici dell’azienda. A raccoglierli non è una multinazionale storica dell’elettronica, ma OpenAI, che fino a poco tempo fa era associata esclusivamente al software.
OpenAI attrae i top designer Apple, tra cui Jony Ive
Il campanello d’allarme è suonato a maggio, quando OpenAI ha annunciato l’acquisizione della startup fondata da Jony Ive. L’ex direttore del design Apple, già artefice dell’estetica di iPhone, iPad e MacBook, è entrato ufficialmente nel team di Sam Altman con un accordo da miliardi di dollari. Da quel momento, la dinamica si è trasformata in un vero e proprio flusso: veterani come Tang Tan, Cyrus Daniel Irani ed Erik de Jong hanno abbandonato Apple per unirsi alla nuova avventura. Dietro a queste scelte non ci sarebbero soltanto i generosi pacchetti azionari, ma anche la promessa di un contesto più libero, meno ingessato e capace di stimolare l’immaginazione, lontano da quella sensazione di stallo che ormai da tempo circonda le nuove uscite di Cupertino.
Un dettaglio interessante è che non sempre è OpenAI a bussare alle porte dei dipendenti Apple. In diversi casi sarebbero stati loro stessi a farsi avanti, desiderosi di collaborare con Ive su dispositivi che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui l’intelligenza artificiale si inserisce nella vita quotidiana. Si parla di speaker intelligenti senza schermo, occhiali capaci di integrare funzioni AI, registratori vocali che si trasformano in assistenti personali e persino piccoli device indossabili. Progetti che suonano freschi e futuristici se paragonati all’evoluzione ormai graduale e prevedibile dei prodotti Apple.
Consapevole del rischio, Apple avrebbe addirittura annullato il meeting annuale in Cina per evitare che i suoi dipendenti venissero intercettati dai reclutatori rivali. Una mossa che mostra quanto la situazione sia percepita come urgente. A complicare il quadro c’è il fatto che OpenAI non si sta limitando a reclutare designer, ma sta costruendo una rete di fornitori che coincide in parte con quella di Apple. Partner come Luxshare e Goertek, storicamente legati alla produzione di iPhone e AirPods, sarebbero già coinvolti nello sviluppo di prototipi AI.
