Una class action tutta italiana punta il dito contro i colossi dei social network, accusati di rendere troppo facile l’accesso ai minori. Due normative, una nazionale e una europea, vietano la registrazione ai social agli under 13, eppure i giovanissimi continuano a iscriversi senza il minimo ostacolo. Basta inserire una data di nascita falsa e il gioco è fatto. Le stime raccontano un fenomeno enorme: circa tre milioni e mezzo di bambini fino a 14 anni frequentano Facebook, Instagram, TikTok e altre piattaforme incluse nel Digital Services Act dell’UE con account falsi o non verificati.
Il Moige, Movimento Italiano Genitori, ha deciso di passare dalla frustrazione ai fatti concreti. Insieme allo studio legale Ambrosio & Commodo di Torino, il gruppo di genitori e famiglie promuove quella che viene definita “la prima class action inibitoria in Europa contro Facebook, Instagram e TikTok”. Il primo passaggio formale è fissato per giovedì 14 maggio al Tribunale delle Imprese di Milano. Le richieste sono molto chiare: imporre barriere reali, credibili e certificate a protezione della salute fisica e mentale dei minori. Ma non solo. Si chiede anche l’eliminazione dei meccanismi che generano dipendenza, quindi algoritmi di profilazione, sistemi di scroll infinito e captologia.
Come funziona il meccanismo che crea dipendenza secondo i promotori
Secondo quanto spiegato dai promotori della class action, le piattaforme social di Meta e TikTok fondano il loro funzionamento su algoritmi di profilazione capaci di costruire una vera e propria “identità algoritmica” per ciascun utente. Non si limitano a tracciare la navigazione: registrano la durata precisa della fruizione di ogni singolo contenuto, con l’obiettivo di proporre in modo continuo materiali sempre più personalizzati e coinvolgenti. Il risultato è che diventa progressivamente più difficile disconnettersi.
Il meccanismo centrale di questa dipendenza, secondo i promotori, ruota attorno alla dopamina, il neurotrasmettitore noto come “ormone del piacere”. Ogni like, ogni notifica, ogni contenuto gratificante stimola il suo rilascio, legando chi usa la piattaforma in modo simile a quanto accade con le sostanze che creano dipendenza. È un paragone forte, ma è esattamente quello che viene contestato nella class action contro TikTok e le altre piattaforme.
La risposta di Meta alle accuse del Moige
Meta ha commentato l’iniziativa del Moige attraverso un portavoce, dichiarando di essere consapevole che i genitori sono preoccupati per la sicurezza dei propri figli adolescenti online. Proprio per questa ragione, ha spiegato l’azienda, vengono introdotte costantemente misure per aiutare le famiglie a proteggerli. Gli account per teenager, secondo Meta, offrono protezioni predefinite che limitano chi può contattare gli adolescenti, i contenuti a cui possono accedere e il tempo che trascorrono su Facebook e Instagram. L’azienda ha poi aggiunto di difendere il proprio operato e di voler continuare a impegnarsi per garantire la sicurezza dei ragazzi.
