Il fenomeno della condivisione di immagini intime non consensuale (NCII) purtroppo negli ultimi anni ha vissuto una forte crescita legata soprattutto al più profondo e diffuso utilizzo di Internet da parte delle persone, ad esacerbare questo problema ci ha pensato poi lo sviluppo dell’intelligenza artificiale che spesso porta alla generazione di immagini fake prodotte appositamente per recare danno alle vittime sia da un punto di vista psicologico che professionale, tutto ciò recentemente attirato le attenzioni delle autorità che ora stanno cercando di mettere un freno a questo fenomeno.
Se da un lato la responsabilità oltre che dell’utente comune che sicuramente deve fare un uso appropriato di questi strumenti appartiene anche alle autorità che devono arginare i fenomeni dannosi, dall’altro appartiene anche alle aziende che forniscono gli strumenti digitali le quali sicuramente hanno l’obbligo di mettere una toppa agli utilizzi impropri di tali strumenti, ecco dunque che Google ha deciso di scendere in campo in questa piccola grande battaglia instaurando una collaborazione con StopNCII, una start-up inglese che nasce proprio con l’obiettivo di bloccare una volta per tutte questo fenomeno.
Il progetto per bloccare la NCII
Nello specifico, d’ora in avanti Google utilizzerà l’impronta crittografica delle immagini offerta proprio da StopNCII per bloccare immediatamente eventuali contenuti compromettenti presenti sul web, nel dettaglio le vittime colpite da questo tipo di reato possono caricare in forma sicura le immagini per consentire la generazione di un’impronta univoca (HASH) che viene riconosciuta da Google, il tutto ovviamente in modo completamente anonimo e con il massimo della privacy possibile, come se non bastasse Google può riconoscere anche le immagini manipolate e modificate per la creazione di contenuti espliciti fake.
Si tratta ovviamente di un passo molto importante che punta a garantire il massimo della sicurezza e soprattutto evitare che le vittime subiscano un danno assolutamente incommensurabile, non è la prima volta che assistiamo a passi di questo genere dal momento che in passato anche Microsoft per Bing aveva pensato qualcosa di simile.
