Per qualche mese, sembrava che il futuro dell’Internet Archive fosse appeso a un filo sottilissimo. Sul tavolo c’era una cifra da capogiro: quasi 700 milioni di dollari di danni richiesti da alcune delle più grandi etichette discografiche del mondo, tra cui Sony e Universal. Una somma capace di mettere in ginocchio qualunque realtà, figuriamoci una no-profit che da anni si dedica a un compito tanto ambizioso quanto fragile: salvare la memoria collettiva del web e della musica.
Vittoria per la conservazione online: Internet Archive mantiene l’accesso pubblico
Tutto nasce dal Great 78 Project, un’iniziativa lanciata sei anni fa con l’intento di digitalizzare vecchi dischi a 78 giri, supporti delicatissimi che rischiano di sparire insieme alla loro musica. Per gli storici e i conservatori del patrimonio culturale, un progetto di questo tipo è un regalo prezioso, perché permette di custodire registrazioni che altrimenti andrebbero perdute per sempre. Ma le major discografiche hanno visto la faccenda in maniera ben diversa: dietro la lente del copyright, quelle digitalizzazioni rappresentavano una violazione dei loro diritti, e nel 2023 hanno deciso di portare la questione davanti a un tribunale federale.
Da lì la tensione è cresciuta rapidamente. A marzo di quest’anno le etichette hanno perfino ampliato l’accusa, passando da poco meno di tremila a oltre quattromila opere contestate e chiedendo il massimo dei danni legali previsti. Uno scenario che avrebbe potuto chiudere definitivamente le porte a uno degli archivi digitali più importanti del pianeta.
Eppure, dopo mesi di trattative, la causa si è chiusa con un accordo. I dettagli non sono stati resi pubblici, quindi resta un velo di mistero su cosa comporterà davvero per l’accesso alle registrazioni digitalizzate o se sia stato stabilito un risarcimento economico. Quel che è certo è che il giudice ha archiviato il caso e che Internet Archive ha evitato il peggio.
Per la comunità digitale è un sospiro di sollievo. L’organizzazione, conosciuta soprattutto per la Wayback Machine, può continuare a svolgere il suo ruolo: un custode silenzioso che raccoglie, conserva e mette a disposizione frammenti della nostra memoria culturale. Questa volta ha vinto il tempo della preservazione, e non quello della cancellazione.
