Un semplice elastico che, invece di tenere insieme fogli o capelli, produce elettricità dal calore del corpo. Non è un’idea da fantascienza, ma il risultato di un lavoro portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Università di Pechino. La novità è affascinante perché potrebbe cambiare il modo in cui alimentiamo piccoli dispositivi indossabili e strumenti medici, liberandoli dal peso di batterie ingombranti o dalla noia delle ricariche continue.
Wearable senza batterie grazie all’elastico che sfrutta la temperatura corporea
Il principio è noto, ma finora non aveva mai preso una forma così concreta. Il corpo umano resta stabile intorno ai 37 gradi, l’aria che ci circonda in genere è più fresca: questa differenza di temperatura diventa una riserva di energia a cui attingere. Il problema, fino ad oggi, era che i materiali capaci di sfruttare questo gradiente erano sì performanti, ma rigidi, o al massimo un po’ flessibili. Nulla che potesse davvero comportarsi come un elastico vero e proprio.
Il team guidato dal professor Lei Ting ha deciso di spingersi oltre. Hanno unito polimeri semiconduttori a una gomma elastica, rinforzandoli con una rete di nanofibre che regala resistenza e conducibilità allo stesso tempo. Il risultato è sorprendente: il materiale può essere allungato fino a oltre otto volte la sua lunghezza senza rompersi, e se tirato al 150% recupera quasi del tutto la forma originaria, proprio come un comune elastico. La differenza è che questo, mentre lo indossi, produce elettricità.
Le implicazioni pratiche sono tante. Pensiamo a un sensore cardiaco che oggi funziona con batterie grandi e pesanti: con questo elastico potrebbe andare avanti senza interruzioni semplicemente sfruttando il calore del paziente. Oppure a vestiti intelligenti che non solo monitorano la temperatura corporea, ma sono anche in grado di ricaricare il telefono che teniamo in tasca. Non è difficile immaginare quanto questa tecnologia possa essere utile anche in luoghi remoti, dove alimentare un dispositivo significa affidarsi a fonti esterne spesso complicate da gestire.
La vera conquista, spiegano gli studiosi, sta nel fatto che per la prima volta un materiale elastico è riuscito a garantire prestazioni termoelettriche simili a quelle dei composti inorganici usati nello spazio. Un traguardo che fino a ieri sembrava irraggiungibile e che oggi apre la strada a una nuova generazione di strumenti indossabili autoalimentati. In altre parole, una piccola invenzione che potrebbe cambiare silenziosamente la nostra quotidianità.
