Quando si parla di lotta al cambiamento climatico, spesso vengono in mente pannelli solari e pale eoliche. Ma c’è un’altra tecnologia che potrebbe rivelarsi decisiva, soprattutto per quei settori industriali che non si possono semplicemente “attaccare alla spina”: la CCUS, cioè la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio. In poche parole, si tratta di bloccare la CO₂ direttamente alla fonte o dall’atmosfera e poi conservarla nel sottosuolo in modo sicuro. Non è fantascienza, è già realtà, e il governo italiano ha deciso di spingere forte sull’acceleratore.
Italia e tecnologia green: cattura e stoccaggio del carbonio
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin vuole arrivare a un quadro normativo chiaro e snello il prima possibile, così da evitare i soliti percorsi a ostacoli con autorizzazioni infinite. Dopo il via libera del Consiglio dei ministri a giugno, ora si attende il passaggio in Conferenza Unificata e l’ok della Ragioneria dello Stato, step fondamentali per approdare in Parlamento. Insomma, la macchina burocratica si muove, ma l’obiettivo è non perdere tempo prezioso.
Il progetto più interessante al momento è quello di Eni e Snam, che ha come cuore pulsante Ravenna. Non è un caso che l’Unione europea lo abbia inserito tra i progetti di interesse comune: qui si sta testando una strada che potrebbe cambiare davvero il modo in cui l’Italia affronta la decarbonizzazione. Al momento siamo solo all’inizio: nell’impianto pilota di Casalborsetti vengono catturate circa 20mila tonnellate di CO₂, che poi finiscono in un giacimento esaurito sotto Porto Corsini Mare Ovest. Una goccia nel mare rispetto alle necessità, ma è un primo passo concreto, supportato da un investimento di un miliardo e mezzo di euro.
Lo sguardo però è rivolto al futuro. Entro il 2030 si punta a catturare 4 milioni di tonnellate l’anno, e in prospettiva si parla addirittura di 16 milioni. Il tutto con lo stoccaggio nel sottosuolo dell’Adriatico, che secondo le stime avrebbe spazio a sufficienza per trattenere più di 500 milioni di tonnellate di CO₂. Non solo: Eni assicura che il processo è progettato per avere un impatto ridotto, grazie a energia da fonti rinnovabili e al recupero del calore di scarto.
In altre parole, si sta provando a trasformare una delle più grandi sfide ambientali in una nuova opportunità tecnologica ed energetica.
