Google ha recentemente depositato un brevetto per un innovativo sistema di AI. Che è in grado di rilevare quali app, contenuti o interazioni digitali provocano stress negli utenti. Una svolta che punta a superare le attuali app per il benessere. Che purtroppo sono limitate alla semplice misurazione del livello di stress. Senza indicarne le reali cause. Alla base dell’iniziativa, c’è l’idea di trasformare la tecnologia in uno strumento attivo di prevenzione. E anche supporto psicofisico.
L’AI fa una prevenzione mirata e c’è la protezione della privacy al centro del progetto
Il sistema, ancora in fase sperimentale, si basa sulla combinazione tra due fonti di dati. Le reazioni fisiologiche dell’utente, rilevate tramite dispositivi indossabili come smartwatch. E i contenuti digitali visualizzati sullo schermo. Questi possono includere testi, video, notizie o social network. L’IA è in grado di apprendere nel tempo quali specifici elementi digitali innescano risposte stressanti. Solo attraverso l’analisi di queste informazioni in simultanea.
La tecnologia non si limita a registrare i dati in tempo reale: con l’uso continuativo, è in grado di individuare schemi personali ricorrenti, adattandosi al profilo emotivo di ciascun utente. Così, può rilevare per esempio che leggere certi argomenti politici a tarda sera influisce sulla qualità del sonno. Oppure che determinati contenuti social aumentano la frequenza cardiaca. A quel punto, l’utente riceve suggerimenti personalizzati. Come evitare contenuti, attivare notifiche preventive o persino bloccare automaticamente le app più problematiche.
Particolarmente rilevante è anche l’approccio alla privacy descritto nel brevetto. L’analisi dei dati avverrebbe localmente sul dispositivo, senza trasmissione verso server esterni, e coinvolgerebbe solo le app per le quali l’utente concede un’autorizzazione esplicita. Questo riduce significativamente i rischi legati alla raccolta di dati sensibili. Un aspetto cruciale quando si parla di salute mentale e benessere personale.
Anche se non è certo che questa tecnologia verrà effettivamente integrata nei prodotti futuri, il brevetto mostra chiaramente la direzione intrapresa da Google. Un uso dell’IA più consapevole e orientato al supporto emotivo. Che punta a dare all’utente maggiore controllo sulla propria esperienza digitale.
