Il deserto del Texas occidentale torna ad essere il palcoscenico di un evento atteso da mesi. Qui Blue Origin tenterà un nuovo lancio con la navetta suborbitale New Shepard. Sarà un volo breve, appena dieci minuti, ma sufficiente a segnare una tappa simbolica: il raggiungimento del duecentesimo carico utile inviato nello spazio dall’azienda fondata da Jeff Bezos. La missione, battezzata NS-35, era prevista per lo scorso sabato, ma un’anomalia tecnica nel sistema avionico del razzo ha costretto a rinviare l’appuntamento. Il decollo avverrà dal Launch Site One. Dalla diretta streaming sul sito BlueOrigin.com gli spettatori possono seguire l’ascesa del veicolo oltre la linea di Kármán, i cento chilometri che convenzionalmente delimitano l’inizio dello spazio. Dopo aver superato tale soglia, il booster rientrerà con un atterraggio controllato. Mentre la capsula “RSS H.G. Wells” ridiscenderà frenata da paracadute, completando il suo quinto viaggio.
Blue Origin da il via ad una nuova missione
Ma il vero centro della missione non è soltanto l’ingegneria del volo: sono gli esperimenti che viaggiano a bordo. Fra i progetti più curiosi figurano quelli degli studenti del programma TechRise, un’iniziativa NASA realizzata con Future Engineers. Quest’ultima consente alle scuole di portare in microgravità idee di ricerca nate sui banchi di laboratorio. Si va da studi sulla crescita delle piante al comportamento dei fluidi. Fino a possibili applicazioni mediche. Un contributo arriva anche dagli insegnanti coinvolti nel progetto “Teachers in Space”, che hanno preparato sensori per misurare radiazioni, rumore e parametri interni della capsula.
Il panorama scientifico non si ferma al mondo della didattica. Dal Carthage College parte un sistema in grado di misurare il propellente in assenza di gravità. Una tecnologia che potrebbe rivelarsi cruciale per la pianificazione di missioni interplanetarie. La collaborazione fra Teledyne e il Glenn Research Center della NASA porterà invece in volo una cella a combustibile sperimentale. Rivolgendo già l’attenzione a futuri viaggi lunari e marziani.
A completare, ci sono materiali innovativi, rivestimenti chimici messi alla prova da centinaia di sensori e un apparato di fluorescenza già testato sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma mai prima d’ora su un razzo suborbitale.
