Le accuse di pubblicità ingannevole legate ad Apple Intelligence non si fermano agli Stati Uniti. Il fronte legale per la casa di Cupertino si è riaperto anche in Brasile, dove le autorità locali hanno deciso di vederci chiaro sulle promesse fatte ai consumatori al momento del lancio della serie iPhone 16.
Apple Intelligence e le funzionalità mai arrivate
La vicenda ruota attorno a un tema ormai noto: la campagna promozionale degli iPhone 16 ha puntato in modo massiccio sulle funzionalità di Apple Intelligence, presentandole come uno dei principali motivi per acquistare i nuovi dispositivi. Il problema è che molte di quelle funzionalità, ad oggi, non hanno mai raggiunto il pubblico brasiliano. E questo ha fatto scattare l’intervento dell’Autorità garante a protezione dei consumatori di Rio de Janeiro, che ha avviato una procedura per verificare eventuali omissioni, mancanze e violazioni degli obblighi di Apple nei confronti di chi ha comprato quei prodotti fidandosi di quanto promesso.
Non si tratta di un caso isolato. Negli Stati Uniti una class action sullo stesso identico argomento si è appena chiusa, con Apple che ha accettato di pagare circa 235 milioni di euro per risolvere le accuse di pubblicità ingannevole e concorrenza sleale legate al rilascio parziale di Apple Intelligence. Buona parte di quella cifra finirà nelle tasche degli acquirenti coinvolti: le stime parlano di rimborsi che vanno da circa 23 a 89 euro per dispositivo, a seconda di quante persone presenteranno richiesta.
Cosa succede adesso in Brasile
Secondo le informazioni disponibili, Apple ha ricevuto la notifica formale dall’autorità brasiliana lo scorso 8 maggio e ha 20 giorni di tempo per rispondere alle richieste. Il meccanismo è quello classico delle indagini a tutela dei consumatori: l’azienda deve fornire spiegazioni su come ha gestito la comunicazione commerciale relativa ad Apple Intelligence e sui motivi per cui le funzionalità pubblicizzate non sono state rese disponibili.
La sensazione diffusa è che anche questa vicenda possa concludersi con un patteggiamento e il pagamento di una cifra ancora tutta da definire. Del resto, il precedente americano ha tracciato una strada piuttosto chiara: meglio chiudere rapidamente piuttosto che trascinare la questione in tribunale per anni. Ma questo non toglie che il danno di immagine sia già fatto. Quando un’azienda delle dimensioni di Apple si ritrova sotto accusa in più Paesi per lo stesso motivo, significa che qualcosa nel modo in cui sono state gestite le aspettative attorno ad Apple Intelligence non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Il caso brasiliano potrebbe anche aprire la porta a procedimenti simili in altri mercati dove le funzionalità di Apple Intelligence non sono mai state rese disponibili nonostante la promozione aggressiva fatta al lancio degli iPhone 16. Per ora, però, tutti gli occhi sono puntati su Rio de Janeiro e sulla risposta che Cupertino fornirà entro la scadenza dei 20 giorni.
