La disputa tra Masimo e Apple sembra un thriller legale a puntate, con colpi di scena che mantengono viva la tensione. Tutto era iniziato con la decisione dell’ITC nell’ottobre 2023: gli Apple Watch violavano i brevetti di Masimo sulla misurazione dell’ossigeno nel sangue e, da quel momento, i dispositivi di Cupertino potevano essere venduti soltanto con quella funzione disabilitata. Una misura che, almeno in teoria, avrebbe dovuto proteggere i diritti dell’azienda medicale e ristabilire un equilibrio.
Apple Watch, ossigeno nel sangue e la dogana Usa: il thriller legale continua
Per un po’, Apple ha giocato seguendo le regole. Gli orologi arrivavano sugli scaffali senza la possibilità di rilevare la saturazione, e il mercato andava avanti. Poi, tra ricorsi, proposte alternative e soluzioni tecniche, la vicenda ha iniziato a complicarsi. L’idea di spostare i calcoli su iPhone, che avrebbe potuto rappresentare un compromesso, è stata respinta all’inizio del 2025. Sembrava che la questione fosse destinata a restare chiusa in un binario preciso.
Invece, la scorsa estate, la dogana statunitense ha cambiato improvvisamente posizione. Masimo accusa la CBP di aver dato via libera a un aggiornamento software che, in pratica, permette di riattivare la funzione incriminata sugli orologi. Una scelta che secondo l’azienda non solo ribalta la decisione dell’ITC, ma crea anche un precedente pericoloso: cosa impedirebbe in futuro ad altri di usare lo stesso espediente?
La tensione non riguarda soltanto i brevetti, ma anche la trasparenza delle istituzioni. Masimo punta il dito contro una procedura “opaca”, in cui regole interne avrebbero escluso la possibilità di valutare le violazioni indirette. In questo scenario, Apple viene dipinta come l’azienda che gioca di astuzia, mentre la dogana si sarebbe trasformata, consapevolmente o meno, in un alleato inatteso.
Ora la partita si sposta in tribunale, con Masimo che chiede di annullare la decisione di agosto e ripristinare i divieti originari. E nel frattempo Apple porta avanti il proprio appello contro l’ITC. Una storia che, più che a una classica disputa commerciale, somiglia a una lunga serie giudiziaria: ogni stagione aggiunge un capitolo, e il finale resta tutto da scrivere.
