C’è qualcosa di affascinante quando l’universo decide di sorprenderci, come se ogni tanto ci ricordasse che, per quanto pensiamo di conoscerlo, rimane sempre un passo avanti. È esattamente quello che è successo con la scoperta di “Punctum”, un oggetto celeste che sembra sfuggire a qualsiasi definizione già scritta nei manuali di astrofisica. Il nome, scelto dai ricercatori, ha un che di poetico: dal latino “punto”, perché nelle immagini radio appare come un minuscolo segnale compatto. Eppure, dietro quell’apparente semplicità si nasconde un’energia che lascia senza parole.
Un mistero cosmico: Punctum emette energia oltre supernove e microquasar
A guidare lo studio c’è Elena Shablovinskaia dell’Universidad Diego Portales, che non ha nascosto la sua meraviglia: Punctum, ha detto, è incredibilmente potente, quasi al livello dei buchi neri supermassicci, ma senza esserlo. Si trova nella galassia NGC 4945, a circa undici milioni di anni luce da noi. Non così lontano in termini cosmici, eppure impossibile da vedere a occhio nudo: non brilla né in luce visibile né nei raggi X, ma soltanto nelle lunghezze d’onda millimetriche. È un dettaglio che lo rende ancora più misterioso, perché lo colloca in un territorio inesplorato.
I numeri parlano da soli. Punctum emette da diecimila a centomila volte più di un magnetar, supera di cento volte i microquasar ed è più luminoso della maggior parte delle supernove conosciute. Soltanto la Nebulosa del Granchio, il celebre residuo dell’esplosione stellare osservata quasi mille anni fa, riesce a reggere il paragone. Eppure, a differenza di una supernova, Punctum non mostra la minima variazione nel tempo: la sua emissione è stabile, come se fosse una sorgente costante.
La spiegazione più plausibile per ora riguarda la cosiddetta radiazione di sincrotrone, generata da particelle cariche che viaggiano quasi alla velocità della luce lungo campi magnetici estremamente ordinati. È un indizio prezioso, ma non basta a incasellarlo in nessuna delle categorie note. Non è un magnetar, non è un resto di supernova, non è un quasar. Forse è un outlier, una versione estrema di qualcosa che conosciamo già. O forse siamo di fronte a un tipo di oggetto mai visto prima
Ed è questo il bello di Punctum: la sensazione che ci siano ancora pagine bianche da scrivere nell’enciclopedia del cosmo. Chissà quanti altri punti come questo aspettano solo di essere scoperti, sparsi nell’universo come scintille invisibili.
