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I buchi neri nati dal Big Bang che sfidano la fisica moderna

I buchi neri primordiali nati subito dopo il Big Bang potrebbero spiegare la presenza dei supermassicci nell’universo giovane.

scritto da Margherita Zichella 25/06/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
I buchi neri primordiali nati subito dopo il Big Bang potrebbero spiegare la presenza dei supermassicci nell’universo giovane.
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C’è qualcosa di affascinante nei misteri che arrivano da lontano. Non intendo solo nello spazio, ma anche nel tempo: proprio da quell’istante minuscolo e infuocato che ha dato inizio a tutto, il Big Bang. Secondo alcuni scienziati, in quel momento così caotico e denso – nel primo secondo, per capirci – potrebbero essere nati dei buchi neri davvero speciali. Non i soliti noti, quelli che arrivano alla fine della vita di una stella troppo grande. No. Questi sarebbero stati lì fin da subito, formatisi da picchi improvvisi e violentissimi di densità. Li chiamano buchi neri primordiali, e se esistono davvero, potrebbero aiutarci a risolvere un puzzle cosmico che ci fa arrovellare da anni.

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L’enigma dei buchi neri supermassicci appena dopo il Big Bang

Il punto è che continuiamo a scoprire buchi neri supermassicci in epoche dell’universo in cui – teoricamente – non dovrebbero esistere. Prendiamo CEERS 1019: nove milioni di masse solari appena 570 milioni di anni dopo il Big Bang. È come trovare un adulto dove dovrebbe esserci solo un neonato. Le teorie attuali sulla crescita dei buchi neri semplicemente non bastano a spiegare come ci sia arrivato così in fretta.

E qui i primordiali entrano in scena con prepotenza. La nuova simulazione guidata da John Regan della Maynooth University ci racconta una storia diversa: se questi oggetti fossero davvero comparsi agli inizi, non solo avrebbero avuto tutto il tempo per crescere indisturbati, ma sarebbero partiti già avvantaggiati. Nessuna stella da aspettare, nessuna supernova a disturbare l’ambiente attorno. Solo tanto gas primordiale – idrogeno ed elio – da inglobare senza troppi ostacoli.

Secondo lo studio, questi buchi neri sarebbero poi migrati verso le zone più dense del cosmo appena nato, dove avrebbero trovato un buffet a volontà e avrebbero iniziato a ingrandirsi a velocità spaventosa. Le fusioni con altri buchi neri? Un dettaglio secondario.

Ora la sfida è trovarne uno. Magari ancora più antico e massiccio di quelli che conosciamo. Oppure – ed è ancora più suggestivo – scovarne uno minuscolo, più leggero del Sole, che non può essere nato da una stella. Quella sì, sarebbe una prova difficile da ignorare.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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