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I buchi neri nati dal Big Bang che sfidano la fisica moderna

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I buchi neri primordiali nati subito dopo il Big Bang potrebbero spiegare la presenza dei supermassicci nell’universo giovane.

C’è qualcosa di affascinante nei misteri che arrivano da lontano. Non intendo solo nello spazio, ma anche nel tempo: proprio da quell’istante minuscolo e infuocato che ha dato inizio a tutto, il Big Bang. Secondo alcuni scienziati, in quel momento così caotico e denso – nel primo secondo, per capirci – potrebbero essere nati dei buchi neri davvero speciali. Non i soliti noti, quelli che arrivano alla fine della vita di una stella troppo grande. No. Questi sarebbero stati lì fin da subito, formatisi da picchi improvvisi e violentissimi di densità. Li chiamano buchi neri primordiali, e se esistono davvero, potrebbero aiutarci a risolvere un puzzle cosmico che ci fa arrovellare da anni.

 

L’enigma dei buchi neri supermassicci appena dopo il Big Bang

Il punto è che continuiamo a scoprire buchi neri supermassicci in epoche dell’universo in cui – teoricamente – non dovrebbero esistere. Prendiamo CEERS 1019: nove milioni di masse solari appena 570 milioni di anni dopo il Big Bang. È come trovare un adulto dove dovrebbe esserci solo un neonato. Le teorie attuali sulla crescita dei buchi neri semplicemente non bastano a spiegare come ci sia arrivato così in fretta.

E qui i primordiali entrano in scena con prepotenza. La nuova simulazione guidata da John Regan della Maynooth University ci racconta una storia diversa: se questi oggetti fossero davvero comparsi agli inizi, non solo avrebbero avuto tutto il tempo per crescere indisturbati, ma sarebbero partiti già avvantaggiati. Nessuna stella da aspettare, nessuna supernova a disturbare l’ambiente attorno. Solo tanto gas primordiale – idrogeno ed elio – da inglobare senza troppi ostacoli.

Secondo lo studio, questi buchi neri sarebbero poi migrati verso le zone più dense del cosmo appena nato, dove avrebbero trovato un buffet a volontà e avrebbero iniziato a ingrandirsi a velocità spaventosa. Le fusioni con altri buchi neri? Un dettaglio secondario.

Ora la sfida è trovarne uno. Magari ancora più antico e massiccio di quelli che conosciamo. Oppure – ed è ancora più suggestivo – scovarne uno minuscolo, più leggero del Sole, che non può essere nato da una stella. Quella sì, sarebbe una prova difficile da ignorare.

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