La comunità scientifica è in fermento dopo le recenti immagini ricevute direttamente dallo spazio. Il telescopio spaziale Hubble della NASA ha catturato le immagini più nitide di sempre della cometa interstellare 3I/ATLAS, un corpo esterno al nostro sistema solare che attraversa il cosmo ad una velocità impressionante. Le fotografie mostrano una zona brillante, un nucleo sfuggente e getti di polvere sprigionati dal lato esposto al Sole — dettagli che offrono nuovi spunti per la comprensione di questi oggetti celesti.
Un’ispezione ravvicinata delle comete grazie al telescopio Hubble

Il viaggio di 3I/ATLAS è davvero vertiginoso. La cometa attraversa il sistema solare a circa 210.000 km/h, la velocità più elevata mai registrata per un oggetto di origine extrasolare. Questo indica un lungo moto di movimento tra stelle, a capo di un moto accelerato dalle interazioni gravitazionali con corpi celesti. Un bagaglio di corpi celesti, insomma, che arriva da chissà dove. Questo passaggio offre uno spiraglio prezioso per studiare i materiali provenienti da altri sistemi. Diverse analisi, da parte del James Webb e altri telescopi, promettono di svelare la sua composizione, includendo elementi come acqua, monossido di carbonio o ammoniaca.
3I/ATLAS, la cometa immortalata da Hubble
Un altro elemento che rende affascinante l’osservazione di 3I/ATLAS è la possibilità di confrontarla con le precedenti comete interstellari, come Oumuamua e 2I/Borisov. A differenza di questi due casi, la nuova cometa appare molto più instabile e frammentata, segno che il viaggio attraverso lo spazio profondo potrebbe averne compromesso la struttura. Le forze e la pressione della radiazione stellare hanno probabilmente iniziato a disgregare il nucleo, creando una scia di detriti che Hubble è riuscito a immortalare con straordinaria chiarezza.
Questi oggetti sono come messaggeri cosmici, portatori di informazioni chimiche e strutturali che risalgono all’epoca in cui si sono formati attorno ad altre stelle. Studiare la loro composizione significa, in pratica, mettere a confronto le “ricette” con cui la natura costruisce i sistemi planetari nell’universo. La speranza è che nei prossimi anni ne possano essere individuati altri, magari con traiettorie più favorevoli per dare il via a missioni spaziali pensate per l’esplorazione diretta.
