Tredici anni fa, Curiosity ha posato le sue ruote sulla superficie di Marte. A quel tempo nessuno sapeva quanto a lungo sarebbe rimasto operativo. Eppure, oggi il rover continua a muoversi, esplorare e raccogliere dati. Il tutto affrontando anche una nuova sfida. Ovvero imparare a fare di più con meno energia. Il problema non riguarda un guasto improvviso, ma a un fenomeno naturale e previsto. L’energia di Curiosity proviene da un generatore termoelettrico a radioisotopi, il MMRTG. Quest’ultimo converte il calore del plutonio in elettricità. È una tecnologia collaudata ma, con il tempo, la sua capacità diminuisce gradualmente. Meno energia significa meno tempo per analisi scientifiche, comunicazioni e spostamenti, costringendo il team della NASA a ripensare le modalità del lavoro del rover.
NASA: ecco come Curiosity continua a lavorare su Marte
Al momento, il rover sta esplorando le pendici del Monte Sharp, una montagna marziana alta circa cinque chilometri, dove si trovano le cosiddette “formazioni a scatola”. Ovvero creste rocciose formatesi miliardi di anni fa grazie all’azione dell’acqua sotterranea.
La soluzione è arrivata con l’intelligenza software. Al Jet Propulsion Laboratory, gli ingegneri hanno ideato un aggiornamento che consente a Curiosity di svolgere compiti in parallelo, sfruttando al massimo ogni momento attivo. Finora, il rover agiva in sequenza: avanzava, si fermava, raccoglieva dati, poi si bloccava per inviare le informazioni a un orbiter in transito. Ora, invece, può comunicare mentre si muove o manovra il suo braccio robotico. Riducendo così il tempo in cui deve mantenere accesi strumenti e sistemi di riscaldamento.
Tale nuova capacità rappresenta un cambio di prospettiva nella gestione di un veicolo a milioni di chilometri di distanza. In un ambiente come quello di Marte, dove ogni watt conta, la possibilità di fare di più in meno tempo non è solo un miglioramento tecnico. Rappresenta una vera garanzia per il lavoro di Curiosity.
