Nel giro di poco più di due anni, il conflitto in Ucraina ha cambiato pelle. Oggi non si combatte più solo con carri armati e fanteria: si combatte dall’alto, con sciami di droni che si inseguono, si osservano, si colpiscono. Per molti analisti, non è esagerato chiamarla la prima vera guerra dei droni. E, a giudicare dai numeri, hanno tutte le ragioni per farlo.
Guerra tech: come si impara a combattere i droni con software avanzati
A luglio, solo per fare un esempio, la Russia ha lanciato oltre seimila droni: è il picco mensile da quando è iniziato il conflitto. Intanto l’Ucraina risponde con operazioni sempre più sofisticate e a lungo raggio. Il 1° giugno, durante la cosiddetta “Operazione Ragnatela”, ben 117 droni FPV sono stati lanciati in un attacco simultaneo contro basi aeree russe. Non sono scene da film di fantascienza: è il nuovo volto della guerra.
In mezzo a questo scenario ad altissima tecnologia, c’è una corsa parallela che si gioca lontano dal fronte: quella per addestrare i soldati a difendersi da queste nuove minacce. Ed è qui che entra in gioco un progetto nato in Russia, alla Southern Federal University. Gli studenti hanno messo a punto un simulatore, e non uno qualsiasi: parliamo del primo — secondo loro — sistema di addestramento virtuale interamente dedicato alla guerra anti-drone.
Il cuore del progetto è un software creato con Unreal Engine, lo stesso motore usato per molti videogiochi moderni. Ma qui non si gioca: si spara. Il simulatore riproduce in modo estremamente realistico le condizioni di un poligono di tiro, ma con una marcia in più. Oltre alle armi digitali, modelli accurati dei fucili russi Pars e Harpy, il sistema simula anche interferenze radio, disturbi GPS e comportamenti realistici dei droni nemici. Un modo per allenarsi a prendere decisioni rapide, anche sotto pressione.
Il programma, però, non si ferma alla parte pratica. Integra lezioni teoriche, quiz, video interattivi in cui si devono scegliere le mosse giuste. L’obiettivo è chiaro: formare operatori in grado di riconoscere e neutralizzare qualsiasi minaccia volante, dal più piccolo quadricottero commerciale fino ai droni da ricognizione come il Leleki-100 ucraino.
Secondo l’esperto Yuri Lyamin, strumenti del genere rappresentano un grosso passo avanti, soprattutto per il risparmio economico e la possibilità di replicare scenari complessi senza muovere un solo carro armato. Ma, avverte, nulla potrà mai davvero sostituire l’addestramento fisico, quello con l’arma in mano e il terreno sotto i piedi. Forse un giorno, con l’integrazione della realtà virtuale e di repliche fisiche, si potrà arrivare a un’esperienza più immersiva. Per ora, però, è chiaro che il campo di battaglia si sta spostando sempre più su nuovi fronti. Anche virtuali.
