Utilizzare ChatGPT giornalmente è ormai un’abitudine comune a milioni di utenti. Quante volte vi sarà capitato di non avere abbastanza tempo per riassumere un testo, per fare una ricerca su un tema o per portare a termine un importante progetto di lavoro? Le funzioni e le avanzate capacità di chatbot come ChatGPT hanno reso queste soluzioni un punto di riferimento in tantissime circostanze. Se tra queste, però, state pensando di utilizzarlo anche come legale i risultati che otterrete potrebbero essere decisamente differenti da quello che immaginate.
Utilizzare ChatGPT come una soluzione alternativa a un vero e proprio legale potrebbe infatti avere conseguenze negative e, di conseguenza, del tutto spiacevoli. Scopriamo insieme perché evitare questa pratica.
ChatGPT come legale: ecco perché evitare di utilizzarlo
OpenAI ha deciso di mettere a disposizione degli utenti un chatbot basato sull’intelligenza artificiale con elevate competenze in diversi contesti. Ciò non significa che l’utente può affidarsi all’AI in tutte le circostanze, come quelle legali. Sicuramente vi starete chiedendo perché è fortemente sconsigliato decidere di affidarsi a ChatGPT anziché a un vero e proprio avvocato.
Ebbene, la questione è del tutto semplice. Pensiamo infatti che le conversazioni che si effettuano con il chatbot non sono protette da riservatezza. Dettaglio che viene confermato anche dallo stesso CEO di OpenAI, Sam Altman.
L’errore che al giorno d’oggi viene giornalmente commesso è quello di confidarsi con il chatbot pensando di avere davanti un umano e non un assistente virtuale. Ciò porta di conseguenza a non avere una reale protezione dei dati personali e delle conversazioni. Il consiglio che viene dunque dato è quello di utilizzare l’AI tenendo in considerazione determinati aspetti.
Oltre a chiedere a ChatGPT di non registrare le conversazioni, sarebbe ancora meglio evitare di utilizzare questo strumento per questioni complesse come cause in corso, utilizzandolo solamente per semplificare attività amministrative.
