Le pubblicità truffa su Facebook e Instagram continuano a mettere nei guai Meta, che si ritrova a fronteggiare l’ennesima causa legale legata agli annunci fraudolenti pubblicati sulle proprie piattaforme. Stavolta a muoversi è stata la contea di Santa Clara, in California, praticamente a un passo dalla sede centrale dell’azienda nella Bay Area. Una vicinanza geografica che rende il tutto ancora più emblematico.
La causa della contea di Santa Clara e i miliardi in gioco
La causa è stata intentata dal consulente legale della contea, Tony LoPresti, e sostiene che Meta abbia tratto profitto da quello che viene definito “un vasto ecosistema di annunci truffa”, capace di frodare anziani e altre persone vulnerabili. Secondo quanto riportato nel documento legale, Meta guadagnerebbe fino a circa 6,2 miliardi di euro all’anno grazie a questo tipo di inserzioni. La causa fa riferimento a un rapporto del 2025 basato su documenti interni che dettagliavano i miliardi investiti dagli inserzionisti truffaldini sulle piattaforme dell’azienda. Non solo: secondo l’accusa, sarebbero le stesse procedure e politiche interne di Meta ad aver favorito il proliferare delle truffe.
LoPresti, durante una conferenza stampa, non ha usato mezzi termini: “La nostra regione ha sicuramente beneficiato del boom tecnologico, ma non possiamo restare a guardare sapendo benissimo che un colosso tech sta raggirando il pubblico per raggiungere un obiettivo di fatturato.” Santa Clara, tra l’altro, sostiene di essere la prima entità locale a portare avanti un caso del genere tramite un pubblico ministero civile.
Da parte sua, un portavoce di Meta ha dichiarato che l’azienda intende contestare la causa. “Questa accusa si basa su un reportage che distorce le nostre motivazioni e ignora l’intera gamma di azioni che mettiamo in campo ogni giorno per combattere le truffe,” ha affermato. Il portavoce ha aggiunto che l’azienda ha rimosso oltre 159 milioni di annunci truffa solo nel corso dell’ultimo anno, lanciando nuovi strumenti di protezione e collaborando con le forze dell’ordine a livello globale.
Truffe su Medicare e altre azioni legali contro Meta
Il problema delle pubblicità truffa su Facebook non si limita a questa singola causa. Martedì scorso, l’organizzazione no profit Center for Countering Digital Hate (CCDH) ha pubblicato un rapporto sulle truffe legate a Medicare che prendono di mira gli anziani proprio sulla piattaforma di Meta. Secondo il gruppo, Meta avrebbe incassato più di 12,4 milioni di euro grazie a inserzioni fraudolente relative a Medicare, molte delle quali provenivano da inserzionisti recidivi, a cui erano già stati rimossi numerosi annunci in passato. Le truffe utilizzavano diverse tattiche comuni anche ad altri tipi di annunci fraudolenti, tra cui falsi endorsement di celebrità generati con l’intelligenza artificiale.
Meta, in una nota separata, ha ribadito la propria posizione: “I truffatori sono criminali determinati che usano tattiche sempre più sofisticate per frodare le persone e sfuggire ai controlli sulle nostre piattaforme e su tutto internet. Combattiamo aggressivamente le truffe dentro e fuori le nostre piattaforme perché non fanno bene né a noi né alle persone e alle aziende che si affidano ai nostri servizi.”
Ma le grane legali non finiscono qui. Il mese scorso Meta è stata citata in giudizio anche dalla Consumer Federation of America (CFA), un’organizzazione no profit che ha presentato una proposta di class action a Washington D.C. L’accusa è di aver violato le leggi sulla tutela dei consumatori nella gestione delle pubblicità truffa sulle piattaforme. Tra gli esempi citati nella causa, annunci che promettevano iPhone “gratuiti” e assegni da circa 1.240 euro.
