Un’ondata di polemiche scuote la comunità scientifica dopo la pubblicazione del nuovo rapporto sul clima del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Redatto sotto la supervisione dell’amministrazione Trump, il documento sembra voler rivedere la scienza climatica ufficiale, ma secondo molti esperti lo fa in maniera selettiva e distorta. Gli autori, cinque noti scettici del cambiamento climatico, hanno impiegato meno di due mesi per redigere il testo, ignorando processi di revisione scientifica imparziale.
Critiche al metodo e timori per le politiche future di Trump
Il rapporto sottolinea presunti effetti positivi del riscaldamento globale, come la crescita accelerata delle piante grazie alla CO2 e il cosiddetto “greening globale”. Gli scienziati però denunciano la scelta di omettere i rischi concreti, come siccità prolungate, ondate di calore e calo della qualità delle colture. Ben Sanderson, climatologo in Norvegia, avverte che questa analisi mostra solo una piccola parte della realtà, e trascura il vero impatto sulla vegetazione. Secondo Andrew Dessler della Texas A&M University, con una squadra diversa il risultato sarebbe stato completamente opposto.
Oltre alla selezione parziale dei dati, il documento attacca i modelli climatici, accusandoli di esagerare le previsioni di temperatura. Gli esperti ricordano però che le simulazioni più aggiornate sono in linea con l’aumento di caldo osservato negli ultimi anni. Michael Mann, dell’Università della Pennsylvania, afferma che tali modelli stiano sottostimando l’impatto umano sul clima. Mentre Jim Kossin, ex NOAA, sottolinea invece come la frequenza e l’intensità degli uragani stiano crescendo, smentendo le conclusioni del rapporto.
Sul fronte della salute pubblica, il documento minimizza gli effetti del caldo estremo, attribuendo la mortalità solo ai colpi di calore. Studi recenti indicano invece che le conseguenze più gravi colpiscono cuore, reni e apparato respiratorio. Infine, la relazione sostiene che le politiche climatiche americane abbiano un impatto marginale sul riscaldamento globale. Per Daniel Schrag di Harvard, questa posizione ignora l’influenza internazionale degli Stati Uniti, la cui leadership stimola investimenti in tecnologie pulite anche in Cina.
Insomma, gli scienziati temono che questa relazione diventi lo strumento politico per ridurre ulteriormente le tutele ambientali, isolando gli Stati Uniti dalla lotta contro il cambiamento climatico. La pubblicazione, ora in fase di consultazione pubblica, conferma l’ intenzione di Trump a ridimensionare il peso della crisi climatica nelle attuali decisioni di governo.
