Il settore dell’informazione digitale sta attraversando un momento di forte turbolenza. Al centro della discussione si trova l’ultima innovazione di Google: l’AI Overviews. Tale funzione, introdotta per semplificare l’esperienza degli utenti, è in realtà diventata un ostacolo importante per l’intero ecosistema dell’informazione online. A rivelarlo è uno studio approfondito condotto da Pew Research, che ha monitorato il comportamento di un campione di utenti negli Stati Uniti. I dati forniti sono molto preoccupanti per chi lavora nella produzione di contenuti giornalistici. Nel dettaglio, quando un utente effettua una ricerca, l’intelligenza artificiale di Google genera in automatico un riassunto che racchiude la risposta desiderata.
Google introduce il nuovo sistema AI Overviews
Con tale sistema, nella maggior parte dei casi, la persona che ha fatto la domanda trova già ciò che cercava. Dunque, non sente il bisogno di cliccare su nessuno dei link suggeriti. Dallo studio condotto emerge un dato che riassume bene l’impatto del fenomeno. Solo l’8% degli utenti clicca su un link dopo aver letto un riepilogo AI. Mentre appena l’1% sceglie uno dei link che Google evidenzia come fonti. In assenza del riepilogo, invece, la percentuale di clic cresce fino al 15%. Inoltre, una parte consistente degli utenti (26%) termina la propria navigazione immediatamente dopo aver letto la risposta dell’AI, senza proseguire con ulteriori ricerche. È un processo che sta causando un drastico calo del traffico verso i siti di informazione. Uno scenario che mette in crisi modelli editoriali che fino a poco tempo fa si reggevano proprio sull’intermediazione di Google.
La contraddizione più evidente di tale nuovo sistema è che i contenuti utilizzati per costruire i riepiloghi provengono proprio da quelle stesse fonti che oggi vengono penalizzate per la visibilità. L’intelligenza artificiale, infatti, raccoglie e rielabora le informazioni presenti sul web. Considerando tale dinamica, molti editori europei hanno già deciso di passare all’azione. A tal proposito, si sono rivolti alla Commissione Europea per denunciare una pratica che ritengono lesiva nei confronti della libera concorrenza e del pluralismo informativo.
