Honda ha registrato una perdita storica da circa 1,8 miliardi di euro, la prima dal 1957, anno della sua quotazione in Borsa. Un dato che pesa come un macigno e che racconta molto bene quanto la corsa verso l’auto elettrica si sia rivelata più complicata del previsto per il colosso giapponese. Parliamo di uno dei costruttori più importanti al mondo, con quasi settant’anni di bilanci in attivo alle spalle, costretto ora a fare i conti con investimenti che non hanno dato i frutti sperati. Le svalutazioni legate ai progetti elettrici ammontano a circa 6,9 miliardi di euro, numeri impressionanti che hanno spinto il management a ripensare completamente la rotta industriale per i prossimi anni.
Il CEO Toshihiro Mibe ha commentato la situazione senza giri di parole: “Dobbiamo fermare l’emorragia il prima possibile e aprire la strada a una crescita futura. Questa è la responsabilità più grande che ho”. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione e che confermano quanto la pressione interna sia forte. Honda abbandona quindi l’obiettivo di una gamma completamente elettrica entro il 2040 e cambia approccio in modo netto. La nuova strategia multi-tecnologia prevede che ibridi, motori termici evoluti e altre soluzioni tecniche convivano all’interno della stessa offerta commerciale. L’orizzonte non è più l’elettrificazione totale a tutti i costi, ma la neutralità carbonica entro il 2050.
15 nuovi modelli ibridi entro il 2030: il piano prodotti di Honda
La risposta concreta di Honda a questa fase critica passa dallo sviluppo di 15 modelli ibridi entro il 2030, con i primi lanci attesi nei prossimi due anni. Non si tratta solo di restyling o aggiornamenti di facciata: alcuni saranno evoluzioni di veicoli già in gamma, ma altri nasceranno su piattaforme completamente nuove. Fra le anticipazioni più interessanti emerge una berlina fastback che richiama la futura generazione di Accord, insieme a un SUV che anticipa le linee di un possibile Acura RDX.
Sul fronte industriale, Honda punta a rendere molto più efficiente la propria filiera produttiva, soprattutto negli Stati Uniti. La quota di componenti ibridi acquistati localmente passerà dal 16% attuale al 64% entro il 2028, per poi superare il 90% a fine decennio. Una scelta che mira a ridurre la dipendenza dalle forniture esterne e a rendere più competitiva la produzione americana del gruppo.
C’è poi il capitolo costi, che è altrettanto rilevante. Honda prevede di tagliare fino al 30% i costi dei nuovi sistemi ibridi rispetto alla generazione introdotta nel 2023. In parallelo, l’obiettivo è migliorare l’efficienza complessiva e i consumi fino al 10%. Percentuali che, tradotte nella realtà quotidiana, significano veicoli più accessibili e più parsimoniosi per chi li guida. Honda insomma riparte da una base diversa, con un piano che mette al centro la sostenibilità economica prima ancora di quella ambientale. Quindici novità di prodotto, una filiera più localizzata e costi industriali in forte calo rappresentano i tre pilastri su cui il costruttore giapponese intende ricostruire la propria competitività da qui al 2030.
