Dopo Aruba, anche InfoCert ha ufficialmente introdotto un canone annuale per il proprio servizio di identità digitale SPID. Dal 24 luglio 2025, gli utenti che utilizzano InfoCert ID – SPID Personale dovranno versare 5,98 euro all’anno IVA inclusa (4,90 euro al netto). Si tratta di una svolta significativa, che interrompe un modello di gratuità mantenuto per circa dieci anni dalla società del gruppo Tinexta.
Modalità di rinnovo e opzioni per chi vuole disdire
Il rinnovo non sarà automatico: ogni utente riceverà una comunicazione alla scadenza dell’identità digitale, con le istruzioni per procedere al pagamento tramite l’e-commerce InfoCert. In assenza di rinnovo, il servizio verrà disattivato.
Per chi intende interrompere il rapporto, sono disponibili due modalità:
invio di PEC a revoca.spid@legalmail.it;
raccomandata A/R alla sede centrale di InfoCert, utilizzando l’apposito modulo scaricabile dal sito.
L’assistenza è garantita tramite FAQ, chat online e call center, mentre le condizioni contrattuali restano invariate. Anche dopo la scadenza, sarà possibile riattivare l’identità attraverso la procedura standard di verifica.
Il contesto generale e il ruolo degli altri provider
Quella di InfoCert non è una scelta isolata. Anche Aruba ha introdotto un canone da 4,90 euro più IVA, applicato dal secondo anno. Al momento, però, Poste Italiane continua a offrire SPID gratuitamente, mantenendo il 70% delle identità digitali attive in Italia.
La normativa consente ai provider di introdurre costi, ma il finanziamento pubblico da 40 milioni di euro, approvato per coprire tali spese, non è ancora operativo nonostante il decreto sia stato firmato a marzo 2025. Le attuali convenzioni scadranno a ottobre e dal 9 luglio è partita la finestra per negoziare i rinnovi.
SPID, CIE e le preoccupazioni dei consumatori
Nel frattempo, il governo punta a rafforzare la CIE (Carta d’identità elettronica), alternativa allo SPID. Le attivazioni tramite l’app CieID sono salite a 7,3 milioni, con un rapporto d’uso passato da 1 a 20 a 1 a 10 in un anno.
Ma non mancano le critiche da parte delle associazioni dei consumatori: secondo Codacons, la richiesta di pagamento da parte dei provider è lesiva dei diritti dei cittadini, spinti in passato ad attivare SPID per accedere a servizi pubblici. L’associazione valuta anche azioni legali per chiedere rimborsi legati ai ritardi nei fondi pubblici.
Fino a quando Poste manterrà il servizio gratuito, l’impatto sarà contenuto. Ma se anche il principale provider decidesse di introdurre un canone, l’identità digitale rischierebbe di perdere la sua natura pubblica per diventare un servizio commerciale a pagamento.
