Chi vola spesso lo sa: i ritardi aerei non sono un’eccezione, ma una fastidiosa abitudine. Magari arrivi in aeroporto in anticipo, passi i controlli, ti siedi al gate con un caffè in mano… e poi compare quel temuto messaggio: “volo in ritardo“. A volte sono dieci minuti, a volte un’ora, altre volte abbastanza da farti perdere la coincidenza o trasformare una giornata di viaggio in un’odissea. E no, non è solo una sensazione. I numeri lo confermano: in Europa, i ritardi continuano a essere un problema tutt’altro che risolto.
Ritardi aerei in crescita: il traffico torna ai livelli pre-Covid, i disagi pure
Una recente analisi di RimborsoAlVolo, basata sui dati ufficiali di Eurocontrol, ci racconta una storia che, per chi viaggia spesso, suonerà fin troppo familiare. Luglio 2025 ha già fatto registrare un traffico aereo superiore a quello pre-Covid: siamo a circa l’1% in più rispetto al 2019. Insomma, gli aerei sono tornati a riempire i cieli, forse anche più di prima. Ma con questo ritorno alla normalità è tornato anche tutto il suo carico di disagi.
Solo nella prima metà del mese, nei cieli europei si sono accumulati più di due milioni di minuti di ritardo. Una cifra che fa girare la testa, se si pensa che si tratta di migliaia di voli al giorno che, anche solo con pochi minuti di scarto, creano una catena di piccoli-grandi disagi per milioni di persone.
E non va meglio guardando alle singole nazioni. La Francia si prende la maglia nera, responsabile del 41% dei ritardi a causa di problemi di personale e gestione. Anche la Spagna non scherza, con ritardi dovuti a meteo ballerino e troppa domanda. E l’Italia? Roma Fiumicino figura tra gli scali meno puntuali, con poco meno della metà dei voli partiti in orario.
Eppure, la cosa più sorprendente è che pochissimi passeggeri chiedono un rimborso quando ne avrebbero diritto: solo il 15%. Forse per mancanza di informazioni, forse per rassegnazione. Ma con l’estate che entra nel vivo e gli aeroporti sempre più affollati, è probabile che le attese diventeranno ancora più lunghe. E magari, la prossima volta che leggerai “ritardo previsto”, saprai che dietro a quelle due parole ci sono milioni di minuti che si accumulano, giorno dopo giorno, nei cieli d’Europa.
