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Gli smartphone non scelgono le batterie al silicio-carbonio

Queste batterie promettono più energia in meno spazio, ma tra vincoli normativi e limiti tecnici restano una tecnologia d’élite.

scritto da Manuela Poidomani 22/07/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
batterie
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Negli ultimi anni le batterie al silicio-carbonio sono state presentate come il futuro dell’alimentazione mobile. Alcuni produttori, come HONOR, OPPO e più recentemente Nothing, hanno già adottato questa tecnologia nei loro modelli più avanzati e sottili. Le potenzialità sono chiare: maggiore capacità energetica, minori dimensioni, maggiore efficienza. Ma nonostante i vantaggi evidenti, questa innovazione fatica a imporsi come standard. I motivi principali sono due: uno legato alle leggi sul trasporto, l’altro alla durabilità.

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Espansione e durata: il vero limite delle batterie al silicio-carbonio è la vita utile

Negli Stati Uniti, una batteria che supera i 20 Wh per singola cella viene classificata come merce pericolosa. Questo comporta maggiori costi di trasporto, imballaggi speciali e restrizioni. Il problema è che le batterie moderne degli smartphone sono ormai molto vicine a questo limite. Una batteria da 5.000 mAh, come quella del Galaxy S25 Ultra, arriva già a 19,4 Wh. E poiché le batterie al silicio-carbonio tendono a immagazzinare più energia in meno spazio, superare questa soglia diventa ancora più facile. Per aggirare il problema, alcuni produttori adottano un design a doppia cella, come OnePlus con i suoi 6.000 mAh divisi in due celle da 3.000. Ma non è una soluzione adatta a tutti.

Il secondo ostacolo è tecnico, e forse più difficile da superare. Le batterie al silicio-carbonio, seppur più avanzate, mostrano segni di invecchiamento precoce. Il silicio tende a espandersi durante i cicli di carica, e questo mette sotto stress la struttura interna della batteria. Anche in versione ibrida con carbonio, l’anodo può espandersi fino a tre volte rispetto al volume iniziale. In uno spazio ristretto come quello di uno smartphone, questo comporta una riduzione della capacità e possibili danni meccanici nel tempo.

Per contenere il problema, aziende come Nothing hanno scelto soluzioni ibride. Il Nothing Phone (3), ad esempio, monta una batteria al silicio-carbonio da 5.500 mAh, ma in alcuni mercati viene limitata via software a 5.150 mAh per rispettare le normative e ridurre lo stress a lungo termine. Così facendo, il telefono carica solo fino al 94% della capacità effettiva, preservando la batteria.

La tecnologia al silicio-carbonio resta promettente, ma per ora è riservata a modelli sperimentali o di fascia alta. Solo con nuove regolamentazioni e materiali più stabili potrà diventare lo standard nel mercato degli smartphone.

batteriesilicio-carboniosmartphone
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Manuela Poidomani

Determinazione, passione ed entusiasmo sono i tre aggettivi che mi contraddistinguono nella vita e nel lavoro. Laureata in Linguaggi dei media e con un Master in Critica Giornalistica, ho intrapreso un percorso nel mondo della comunicazione, maturando competenze specifiche oltre che di media marketing. Sono una conduttrice televisiva, speaker radiofonica, sono stata autrice dei miei stessi programmi e scrivo di tutto e di più da quando ne ho memoria. Ho svolto corsi di teatro, canto, danza e recitazione e ho praticato per dieci anni pattinaggio artistico di gruppo a livello agonistico, partecipando a competizioni nazionali ed europee.

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